28 dicembre 2016

NASCITA DELLA PROSA SPONTANEA



Nel 2012 è stata ritrovata la lettera originale che Neal Cassady scrive a Jack Kerouac nel periodo di Natale del 1950 (nelle foto qui sopra). Questa lettera particolare riveste una certa importanza perché Jack ne trae l'ispirazione definitiva per la nuova forma espressiva senza filtri con cui sta tentando di scrivere già da tempo, che poi chiamerà prosa spontanea.
Vediamo di fare chiarezza sulla genesi di questa forma delineando i momenti principali (tra quelli noti nella bibliografia) del percorso che ha portato Jack ad avere la più importante rivelazione della sua vita. In diversi articoli in rete, tra cui Wikipedia, si dice che la scoperta della prosa spontanea avviene nell'autunno del 1951. Non è corretto, non può esserlo: Sulla strada, nella sua celeberrima versione rotolo (scritto appunto con la tecnica della prosa spontanea), risale all'aprile precedente.
Ecco più o meno come è andata.

17 dicembre 2016

RANSOM RIGGS: LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE



Lo young adult non è un genere nelle mie corde, e sono pure un po' schizzinoso sul fantasy, ma sentir parlare di La casa dei bambini speciali di Miss Peregrine, di un tizio chiamato Ramson Riggs, mi ha solleticato tanto la curiosità che alla fine mi ci sono buttato (grazie a Dio prima dell'uscita del film). Ad attrarmi sono stati i suoi elementi gotici: il romanzo infatti è narrativa fantastica allo stato puro, ma si avvicina di più all'horror gotico che non al fantasy. Inoltre era da tempo che non leggevo una bella storia narrata in prima persona in modo semplice e diretto. In effetti le mie ultime divagazioni fantasy sono state deludenti o pesanti (si veda come la penso di Terry Brooks e George R. R. Martin).
Allora, com'è andata? chiederete. Soddisfatto? Rimborsato?
Mmm. Un po' l'uno e un po' l'altro. La partenza del romanzo è godibilissima e trascina il lettore in quell'atmosfera da... Be', ho trovato questa definizione: da Piccolo Brivido cresciuto. Il protagonista adolescente, Jacob, si immerge nel mistero lasciato dall'enigmatica figura del nonno, a quanto pare non una persona comune ma, ai suoi tempi, uno dei “ragazzi speciali” dotati di poteri fuori dall'ordinario. Non supereroi, anzi: si rifugiano in loop temporali in cui si vive sempre lo stesso giorno, perché sono malvisti dagli uomini comuni e pure braccati da forze malvagie. Quando Jacob riesce a trovare il rifugio di Miss Peregrine, su un'isola sperduta del Galles, dove il nonno aveva vissuto, capirà di essere lui stesso uno speciale. E il suo potere sarà fondamentale per tenerli in salvo.

26 novembre 2016

DORIS LESSING: IL SENSO DELLA MEMORIA



Di questa scrittrice, premio Nobel per la letteratura, ho letto Shikasta e Il senso della memoria. Entrambi questi libri (il primo un romanzo estremamente lungo e complesso che si può considerare di matrice fantascientifica, il secondo una troppo breve antologia che unisce due saggi e un racconto) parlano di memoria e caducità. Il racconto incluso in Il senso della memoria, di cui serbo il ricordo più vivido, parla del declino di una civiltà, un tempo fiorente, causato dalle scelte sbagliate di uomini volubili e deboli. Il tutto viene raccontato tramite la voce di Dodici, l'ultimo rimasto degli anziani governanti, che scrive le sue memorie. Il messaggio che l'autrice trasmette, tramite una storia semplice e adatta anche ai lettori più giovani, è l'estrema precarietà tanto della vita di ciascuno di noi preso come singolo, quanto della civiltà umana nella sua totalità. Entrambe le cose soltanto in apparenza sono solide e fiorenti: siamo abituati a considerarle così per via del nostro punto di vista, interno e soggettivo. Cambiando prospettiva e assumendo un punto di vista, per così dire, cosmico, tutto appare estremamente debole e precario.

8 novembre 2016

KING: FINE TURNO (2016), COME TI COMANDO A DISTANZA GRAZIE A UN VIDEOGAME


Mr. Mercedes era una sorta di satira, cruda e tagliente, di un'epoca inflazionata dalle serie tv e lacerata dalla crisi del lavoro e dell'economia. Chi perde paga era una deviazione sui territori conosciuti dell'ossessione e della letteratura. In End of Watch, uscito quest'anno come capitolo conclusivo della trilogia, ci si aspettava un altro tema importante a fare da sfondo alle corse dei protagonisti (l'ex detective Bill Hodges e la sua aiutante Holly). Il tema c'è anche stavolta, e si tratta di questo: internet e i videogiochi come sistemi di controllo e persuasione, canali attivi per un lavaggio del cervello spietato e fatale nei confronti della nuova generazione adolescente. Però... il tema non è così centrale come avrebbe potuto essere: Stephen King lo sfiora, in particolare nella seconda parte del romanzo, senza approfondirlo più di tanto. Un peccato, perché con un pizzico di speculazione in più il libro sarebbe stato ancor più efficace, uscendo dalle righe del semplice thriller sovrannaturale, guadagnando quel “qualcosa in più” che avrebbe permesso a King di chiudere la trilogia con un colpo da maestro.

22 ottobre 2016

TORPORE DI ISOLA MEDITERRANEA (RACCONTO)

Il sito AppuntidiVita ha pubblicato il mio racconto Torpore di isola mediterranea, corredato da un'introduzione.
Ecco come inizia:
"Siamo io e K. Il porto si allontana, la terra alle spalle, ciminiere, tralicci, navi, capannoni aleggianti fra le foschie. C’è sempre foschia tra l’isola e la barca che le si avvicina, i profili si disegnano e prendono consistenza nodo dopo nodo. Aliscafi costeggiano il Cono Spezzato, vi girano intorno idolatrandolo.
K ha la faccia da marinaio mentre si appoggia al parapetto tra la bandiera che sventola, la scaletta bianca e blu, il vulcano che scorre dietro. Barche a vela si spingono fuori dal porto bianconero dei pescatori del mattino per andare a stagliarsi nel bianco solare e assoluto – vascelli nel tempo e nello spazio.
Il cemento del molo cuoce sotto il sole a picco e sotto il cielo privo di imperfezioni. La salsedine e la freschezza marina del viaggio in aliscafo evaporano nel caldo della terra.
Così ecco sopraggiungere il torpore di isola mediterranea."

http://www.appuntidivita.eu/torpore-isola-mediterranea/

10 ottobre 2016

DAN SIMMONS: FLASHBACK, IL CROLLO DELL'OCCIDENTE


Dan Simmons, noto per essere l'autore del ciclo di Hyperion (che io non ho ancora letto), ha pubblicato nel 2012 il romanzo Flashback. La storia è quella dell'ex detective Nick Bottom, assuefatto dalla droga chiamata flashback, vedovo della moglie Dara, anche lei poliziotta. Nick viene assoldato dal miliardario Nakamura per rintracciare l'assassino di suo figlio, un omicidio irrisolto avvenuto sei anni prima. La scoperta della verità dietro l'omicidio porterà a rivelazioni politiche molto pesanti. Nel frattempo suo figlio Val fugge da una gang terroristica in cui è rimasto invischiato e, insieme al nonno Leonard (il padre di Dara), raggiunge Nick per ricongiungersi dopo anni di separazione e fare i conti con il passato.
L'aspetto che salta subito all'occhio, già dopo poche pagine, è l'interesse di Simmons verso il panorama sociale e politico che caratterizza la sua realtà alternativa, collocata in un futuro non troppo lontano. Il tono distopico è evidente, ma l'autore tratteggia con dovizia di dettagli la sua storia alternativa, la dominazione Giapponese, il crollo degli USA e i disordini che permeano il globo. Fa uso di molti riferimenti alla scena politica del momento in cui scrive, citando per esempio Obama, con l'evidente intenzione di rendere il suo mondo un'ipotesi molto realistica di futuro distopico a breve termine (ed è questo, a mio parere, il messaggio che Simmons vuole tramandarci attraverso Flashback). E, dettaglio importante, tutto ciò senza diventare pedante o prolisso. Oltretutto le premesse giocano poi un ruolo importante nell'epilogo della storia.

29 settembre 2016

BROOKS: CICLO DELLA JERLE SHANNARA

La trilogia del Viaggio della Jerle Shannara è costituita di tre romanzi: La strega di Ilse, Il labirinto, L'ultima magia. Dopo aver letto il primo romanzo trovo molto difficile evidenziarne dei tratti positivi o tanto meno esaltanti. Una storia semplice, che di per sé non è un problema, viene trattata in modo semplicistico, e questo è un grosso problema.
Il druido Walker riunisce un po' di compagni, tra Elfi e Corsari, per imbarcarsi su una nave volante diretta a tre isole sperdute, alla ricerca delle chiavi di accesso a una misteriosa città dall'altra parte dell'oceano, la quale custodisce la “magia fatta di parole”. A inseguirli, la strega di Ilse.
Nessun protagonista brillante, nuovo o che esca dalle righe: i migliori sono, al solito, il druido Walker e la strega del titolo, ma purtroppo rimangono delle scialbe riproposizioni o variazioni di personaggi già visti in altre saghe. La strega di per sé non è nemmeno molto approfondita, anzi se ne parla in pochi passaggi.
Scarne anche le ambientazioni, che non forniscono quel senso di fantasy e di magia che rendeva piacevoli altre opere di Brooks (e che mi spinge ogni tanto a leggere qualcosa di questo autore, come si può capire dalle saghe di cui ho parlato in precedenza e dal perché preferisco Brooks, almeno nella sua forma migliore, a quell'inconcludente soap-opera che è Il trono di spade di Martin). La parte finale della storia si ambienta nelle rovine di una città moderna, costituendo il punto di incontro tra il mondo di Shannara e il nostro. Anche questo momento non viene valorizzato da Brooks come meriterebbe, dato che fa del paesaggio post-apocalittico solo un tenue mascherino di sfondo.


11 settembre 2016

SULLA STRADA DAI PIRENEI AI PAESI BASCHI (PT.2)



Itinerario di viaggio - Album su Flickr

Giorno 6: Hondarribia
Graziosa cittadina balneare, un porto turistico esteticamente curato, quasi una cartolina vivente. Il centro storico è coloratissimo e adornato di fiori, e le bandiere della città e del paese sono dappertutto. Consiglio la passeggiata che dal centro arriva al lungomare, fino alla spiaggia.


Hondarribia
Centro storico di Hondarribia
Hondarribia
Passeggiata sul lungomare di Hondarribia

31 agosto 2016

SULLA STRADA DAI PIRENEI AI PAESI BASCHI (PT.1)

Itinerario di viaggio - Album su Flickr

Giorno 1: Niaux, Francia
9 ore e mezzo di viaggio ci portano da Reggio Emilia a Niaux, paesino situato sui Pirenei della Francia sud-occidentale. La meta è comodissima per visitare alcune delle grotte nei paraggi. La valle dell'Ariège offre incantevoli angoli di montagna simili a quelli degli Appennini italiani, con cespugli di more in ogni dove. Una passeggiata rigenerante dopo il viaggio permette di calarsi in questo meraviglioso spazio fuori dal tempo. La viabilità è ottimale e la posizione comoda rendono raggiungibile la valle anche da chi si ferma nella città di Tolosa.


Niaux
Pirenei francesi, località Niaux

18 agosto 2016

KING: LA METÀ OSCURA, IL FASCINO DELL'AUTOBIOGRAFIA REINVENTATA



In La metà oscura, l'autore di romanzi violenti George Stark viene smascherato per lo pseudonimo che in realtà è, utilizzato dallo scrittore Thad Beaumont per arrivare a un maggior successo commerciale dopo un romanzo impegnato ma di scarso appeal. Piuttosto che cedere al ricatto dell'uomo che lo ha scoperto, Thad coglie l'occasione per scrollarsi di dosso la personalità oscura e violenta di Stark e la “seppellisce” pubblicamente. Poi però alcuni suoi conoscenti e collaboratori iniziano a morire, uccisi in modo brutale da un maniaco assassino. Lo sceriffo Pangborn di Castle Rock, dove Thad vive con la famiglia, sospetta di lui fino al momento in cui deve cedere all'evidenza: l'assassino non è Thad, ma uno che crede di essere George Stark. Thad, dal canto suo, intuisce presto che la verità è ancora più terribile: si tratta di Stark in carne e ossa, e pretende che Thad gli insegni a essere lo scrittore che doveva essere. C'è molto più di questo: Thad, da bambino, ha subito l'asportazione di quello che sembrava un tumore al cervello ma che, in realtà, era il tessuto (un occhio, per la precisione) di ciò che era stato il suo gemello, poi assorbito nel ventre materno da Thad, e che per qualche ragione aveva continuato a svilupparsi. Acuti episodi di allucinazioni sonore accompagnavano il suo manifestarsi: il frullio di migliaia di passeri in volo. Lo stesso suono e gli stessi passeri – reali – che accompagnano ora la venuta di Stark e che giocheranno il ruolo chiave nell'epilogo della storia.

31 luglio 2016

PHILIP K. DICK (PT.7): UOMINI TUTTI UGUALI E STRAVAGANTI


Ennesimo tentativo di riscuotere consensi nella narrativa contemporanea senza genere, L'uomo dai denti tutti uguali è forse il primo punto basso dell'opera dickiana seguendone l'ordine cronologico. Scritto nel 1960, il romanzo non convince e soprattutto non avvince, appesantito da una prolissità narrativa insolita e da vicende di poco conto. La prima parte si focalizza sulla rivalità tra i due protagonisti e i problemi che ciascuno di loro affronta nella vita coniugale. Queste ultime sono le scene più interessanti del romanzo ma abbiamo già avuto modo di leggerle in romanzi precedenti, tranne forse per la maggiore brutalità (un uomo che stupra la moglie allo scopo di metterla incinta per usare la gravidanza contro il desiderio di lei di fare carriera). La seconda parte ha a che vedere con una misteriosa contaminazione nell'acqua della cittadina e con il ritrovamento di un cranio preistorico, premesse interessanti ma sprecate in questo contesto.

3 luglio 2016

PHILIP K. DICK (PT.6): STORIA DELLA DISUMANIZZAZIONE



Con La svastica sul sole, scritto nel 1961 e premio Hugo l'anno dopo, Dick riprende a scrivere fantascienza iniziando a sfruttare questo genere per arricchirlo a sua immagine e somiglianza, fondervi all'interno le proprie ossessioni, legate - come si è visto finora - alla profondità della natura umana. Tra le più influenti opere letterarie che parlano di ucronie, la storia immaginata qui da Dick vede la Germania e il Giappone uscire vincitori dalla Seconda Guerra Mondiale e spartirsi il resto del mondo. I protagonisti sono vari, ognuno con la propria storia, accomunati dalle circostanze oppressive in cui si muovono e dalle rivelazioni che sveleranno loro la crudeltà in cui vivono quotidianamente.
Troviamo Frank, un ebreo sotto mentite spoglie che produce falsi manufatti americani da immettere sul mercato (a subirne le conseguenze sarà un negoziante chiamato Childan). La cultura made-in-USA è oggetto di culto, rappresentativa della libertà del sogno americano ormai precluso, non più reale di un'ammiccante cartolina del passato. Troviamo l'italiano Joe in missione, anch'egli sotto mentite spoglie, per uccidere l'autore di un libro sovversivo. Nel suo viaggio incontra una donna, Joanna, con cui instaura una relazione che ne segnerà il destino. Il libro parla di un'ucronia dove i nazisti hanno perso la guerra, ritraendo più o meno la realtà autentica esterna al romanzo di Dick. Queste due, a mio avviso, le storie più interessanti, ma non le uniche. Troviamo anche il funzionario Tagomi impegnato in affari politici con l'imprenditore Baynes, atti a garantire il successo della Germania nei viaggi interplanetari.

22 giugno 2016

PHILIP K. DICK (PT.5): OSTILI CONFESSIONI



Nello stesso anno di Tempo fuor di sesto, il 1958, Philip Dick scrive In terra ostile, romanzo che continua il filone mainstream, una narrativa senza genere che si focalizza sull'irrequietezza esistenziale dei protagonisti. Come gli altri romanzi non di fantascienza, anche questo vedrà la luce solo dopo la morte dello scrittore. Qui vediamo Bruce, un giovane e talentuoso commerciale di una grande azienda, che si lascia irretire e innesca una relazione con Susan, donna di dieci anni più vecchia e sua ex insegnante di scuola. Cercando di mandare avanti una rivendita di macchine da scrivere, tentano anche di costruirsi un futuro insieme: in un momento è roseo, in quello dopo è destinato a fallire, in un circolo senza un'apparente fine.

30 maggio 2016

MAREA (RACCONTO)

Voglio condividere qui un mio racconto breve dal titolo Marea, incluso nella raccolta di racconti (ancora inedita) con cui mi sono classificato tra i finalisti del premio Mario dell'Arco 2016 (XX edizione). Nella sua versione originale, più spartana, questo racconto venne scelto nell'ormai lontano 2008 dallo scrittore Gordiano Lupi per essere inserito sulla rivista web Tellus Folio - Nuovi Narratori Italiani. (Se aprite il link, vi prego non fate caso alla mia foto.)
Marea nacque nell'ancor più lontano (ahime!) agosto 2005 direttamente da un sogno. I sogni sono una fonte di ispirazione molto comune per gli scrittori (specie in giovane età, e specie quelli che si cimentano con il fantastico). Sebbene abbia cessato di rifarmi ai sogni per i miei testi da diverso tempo, questi primi lavori, che mi oggi mi sembrano (com'è giusto che sia) un po' naif e grossolani, racchiudono uno spirito e un'emozione che raramente avverto nei testi successivi. Qui c'è davvero tutto ciò per cui, nel 2005, respiravo e vivevo quotidianamente, spontaneo e autentico: nulla di calcolato o previsto in alcun modo.
Di recente, ho rivisto il racconto rendendo più forte il messaggio di cui volevo fosse portatore (attenzione: spoiler!): ovvero che la paura, rappresentata qui come una grande onda, sia un fattore essenziale che ci permette di varcare nuove frontiere e tagliare traguardi altrimenti irraggiungibili. Nella prima versione questo messaggio non emergeva: eppure, nel sogno la paura era di certo presente. Quando ho riletto il racconto il suo significato era questo, chiaro e lampante. Ho ripreso a scolpire perché venisse alla luce.
MB

L'oceano Atlantico visto dalla costa cantabrica (Spagna). Foto dell'autore, 2007

15 maggio 2016

KING: IL BAZAR DEI BRUTTI SOGNI (2015), CONSOLIDARE LA TRADIZIONE SENZA SMETTERE DI SORPRENDERE


Dopo la ricca e diversificata produzione di romanzi dell'ultimo decennio, Il bazar dei brutti sogni raccoglie una ventina di racconti brevi scritti in anni recenti (in molti casi pubblicati su riviste) ed è la prima antologia di questo tipo dopo Tutto è fatidico del 2002.
Che King abbia sempre brillato per i romanzi non è un segreto, tuttavia abbiamo assistito a una piacevole evoluzione della sua narrativa breve: è nata affondando le radici nell'horror (raccolte come Scheletri, A volte ritornano e Incubi e deliri) per poi trasformarsi in una narrativa che mescola e scherza con i generi ma che rimane, nella sua sostanza, narrativa contemporanea senza genere (Tutto è fatidico e il presente Bazar). E anche i racconti che ancora insistono con le fascinazioni gotiche (per esempio “La Duna” e “Il bambino cattivo”) hanno una pienezza e uno spessore soprattutto nei personaggi (un vero e proprio trademark kinghiano), che il risvolto horror diventa più che altro un modo sagace e divertente per mettere la parola fine al racconto prima che la narrazione prosegua e prenda ancor più vita divenendo un romanzo. Racconti del genere sono qualitativamente alti e neanche paragonabili alla maggior parte di quelli della prima fase kinghiana.

3 maggio 2016

BALLARD - XII - I MIRACOLI DELLA VITA (PT.2)

Estratti dall'autobiografia di James G. Ballard, I miracoli della vita (Feltrinelli)
Seconda parte

Quando La mostra delle atrocità venne pubblicato, nel 1970, io stavo già pensando a quello che sarebbe stato il mio primo romanzo “convenzionale” dopo cinque anni. Riflettei molto intensamente sulla costellazione di idee che sarebbero poi entrate a far parte di Crash, molte delle quali erano state già esplorate in La mostra delle atrocità, ma in qualche modo mascherate all'interno della narrazione frammentata. Crash sarebbe stato una carica frontale, a testa bassa, un attacco aperto contro tutte le convenzioni e i luoghi comuni sulla nostra ripugnanza nei confronti della violenza in generale e della violenza sessuale in particolare. Noi esseri umani, ne ero sicuro, abbiamo un immaginario molto più cupo di quanto ci piaccia pensare. […] In Crash proponevo apertamente una forte connessione fra la sessualità e l'incidente automobilistico, una fusione che avveniva all'insegna del culto della celebrità. Mi sembrava ovvio che le morti di persone famose in incidenti d'auto avessero una risonanza molto più profonda […]. Mi venne in mente che avrei potuto sottoporre a verifica la mia ipotesi […].

24 aprile 2016

BALLARD - XI - I MIRACOLI DELLA VITA (PT.1)


Estratti dall'autobiografia di James G. Ballard, I miracoli della vita (Feltrinelli)
Prima parte

Il romanzo fiorisce nelle società statiche, che il romanziere può esaminare come un entomologo esamina ed etichetta le farfalle infilzate su una bacheca.

Il surrealismo e la psicanalisi mi fornivano […] un corridoio segreto per un mondo più reale e più dotato di significato, un mondo in cui i ruoli psicologici cangianti sono più importanti dei “personaggi” così ammirati dagli insegnanti e dai critici letterari […].
I pittori surrealisti erano di grande ispirazione per me, ma non c'era modo semplice di tradurre in prosa il surreale visivo, specie in una prosa che fosse leggibile.

Provavo interesse per la medicina, che mi sembrava avesse qualcosa di affine sia alla psicopatologia che al surrealismo. […] Penso ancora che quei due anni di anatomia siano stati tra i più importanti della mia vita e abbiano contribuito a formare gran parte del mio immaginario. […] Gli anni passati nell'aula di dissezione […] mi insegnarono che, anche se la morte è la fine, l'immaginazione e lo spirito umani possono trionfare sulla nostra dissoluzione. Per certi versi tutta la mia narrativa è la dissezione di una patologia profonda di cui fui testimone a Shangai, e poi nel mondo postbellico, dalla minaccia della guerra nucleare all'assassinio del presidente Kennedy, dalla morte di mia moglie alla violenza che ha puntellato la cultura dell'intrattenimento negli ultimi decenni del secolo.

6 aprile 2016

DELILLO E GLI STILEMI DEL POSTMODERNISMO



Reduce dalla lettura di alcuni romanzi di Don DeLillo, scrittore associato alla letteratura postmoderna, mi sono documentato su questo sfuggente genere letterario per riuscire a identificarne i tratti peculiari. La letteratura modernista o postmoderna è meno attenta al realismo tipico della letteratura "classica", alla storia propriamente detta, raccontata da un punto di vista oggettivo. È invece interessata allo sviluppo dei personaggi tramite il soggettivismo metafisico: la realtà esterna è il pretesto per esaminare gli stati interni della coscienza, talvolta con risultati analoghi al flusso di coscienza joyciano. In generale, lo stile frammentario rispecchia la frammentarietà del personaggio, il quale non ha una psicologia ben definita o inquadrata, bensì caleidoscopica, persino grottesca all'apparenza. La stessa realtà che vuole raccontare non è oggettiva e solida come quella del XIX secolo, bensì caratterizzata dai nuovi fenomeni socioculturali che la frammentano e confondono la linea tra reale e irreale, oggettivo e soggettivo, autentico e fittizio:

23 marzo 2016

ALCUNE VALIDE RAGIONI PER DIRE NO A IL TRONO DI SPADE


Spinto da grande curiosità e dalla solita tenacia del lettore accanito – nonché da quella sensazione di pregustare un'opera che sarà, per forza di cose, straordinaria come appare – tempo fa ho aperto il tomo primo di Il Trono di Spade. (Nato in origine come Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, prima della serie televisiva che lo ha portato alla celebrità.) Soddisfatto ma un po' confuso, dopo un po' ho deciso di andare avanti con il secondo. Ne sono uscito con sensazioni di pesantezza e amnesia. Poi, quando mi sono chiesto se dovevo darmi al terzo oppure no, ho deciso per il no.
Trovo che vi siano ottimi motivi per lasciar perdere questa saga risparmiando il tantissimo tempo che la sua lettura richiede e usandolo per numerosi altri libri. La saga non è priva di meriti e Martin è di certo un capace narratore. Anche La Ricerca del Tempo Perduto e Proust sono opera e autore meritevoli, ma non per questo li leggerò: vanno troppo oltre, in tutto, soprattutto nella lunghezza. Superano quel limite che diventa essenziale se si vuole trarre da un libro una certa indelebile sensazione, o ricordo, o insegnamento. Superato quel limite ci si stanca e basta, si esce con il cervello che chiede: cos'è successo? Questa è solo una mia opinione, ben inteso, ma come lettore che ha letto di tutto e arriva quasi sempre alla fine (persino del ciclo di prequel a Dune, un'altra recente esperienza dimenticabile), vi dirò quali sono le mie ragioni. Ho scelto di abbandonare il Trono per darmi, invece, a opere di Martin di cui posso vedere il confine, come i racconti, o la serie a collage di Wild Cards che mi incuriosisce parecchio.

10 marzo 2016

PHILIP K. DICK (PT.4): MONDI E TEMPI FUORI POSTO


Storia di una coppia in crisi durante il periodo post-bellico, In questo piccolo mondo è un altro tentativo di raccontare un panorama sociale critico, negativo, distopico, inscritto però in un momento reale della storia dell'America. Roger perde il lavoro quando le fabbriche dedicate agli armamenti chiudono, nel secondo dopoguerra. Non riesce a credere ai valori in cui credono gli altri, non riesce ad agire per il bene di se stesso e della famiglia: è un uomo confuso, arrabbiato, orgoglioso, alla ricerca di qualcosa che la realtà in cui vive non può offrirgli.
Pur essendo lodevole nell'idea e tratteggiato molto bene, il romanzo (scritto nel 1957 per essere pubblicato postumo) fatica un po' a coinvolgere, vuoi per i limiti offerti dal contesto, vuoi per personaggi in qualche modo meno singolari rispetto ai precedenti, vuoi per la struttura a flashback che (nella prima parte sopratutto) alterna il prima e il dopo e non permette quel ritmo incalzante fatto di parole e azioni che caratterizzava Il Cerchio del Robot e Mary e il Gigante.

2 marzo 2016

7 ANNI DI BEATBLOG (IN REGALO: REVISIONE DEL VECCHIO MATERIALE)

Il 2 marzo 2009 inserivo il primo, breve post su BeatBlog. In 7 anni i contenuti si sono ampliati parecchio ma la costante è rimasta la stessa: il blog è un contenitore per i miei interessi (almeno quelli letterari e musicali). Possono procedere in modo discontinuo, curvilineo, bizzarro, ma procedono. E la scrittura con gli anni è migliorata. Sono ancora dell'idea che condividere sia cosa buona e giusta e qualche lettore possa trarre beneficio dalle informazioni e dalle opinioni che legge qui. Quello che scrissi a proposito di perché avere un blog, in occasione del 2° anniversario, è ancora valido.
Non sono stato con le mani in mano: negli ultimi giorni ho rimesso mano a (quasi) tutto il materiale pubblicato nel passato, eliminando alcune cose obsolete (altre per scelta, altre perché sono state ripubblicate su altri siti), ma soprattutto migliorando i testi. Come dicevo, la scrittura si è evoluta (certe cose scritte nei primi tempi mi hanno fatto ridere... di solito è un buon segno) e l'intero corpus aveva bisogno di un pit-stop in officina per la revisione. Vi invito quindi a rileggere gli approfondimenti su James Ballard, Clifford Simak e altri. Questo è il mio regalo per le 7 candeline di BeatBlog.
Pensando invece di rinnovare la veste grafica, mi sono detto che, invece, va benissimo così. Mi piace. Beat al punto giusto, leggibile e riposante. Non la cambierò.
Prima di andare, non dimenticatevi di questo:

http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss/275-2537622-6355616?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=matteo+barbieri+era+dissonanza

Ai lettori dico grazie-sai. Lunghi giorni e piacevoli notti su BeatBlog.
Matt B

20 febbraio 2016

PHILIP K. DICK (PT.3): RELAZIONI IMMORALI


Redenzione Immorale (1955, uscito l'anno dopo) rappresenta il caso di un'opera piuttosto sconosciuta e tralasciata in favore di altre, che però ha il pregio di essere di grande significato. Se Lotteria dello Spazio ed E Jones creò il mondo erano un tantino disequilibrati, mentre Occhio nel Cielo era episodico, questo è forse il primo romanzo di ottima costruzione. I temi che affronta sono molto cari a Dick: già dopo quattro libri ne iniziamo a vedere la ricorrenza e, via via, la loro crescente efficacia. Il protagonista è il direttore di un'importante agenzia con il ruolo di definire le regole etiche che la società deve seguire (chiamate “scenari”). Egli ha una doppia vita: quando esce dall'ufficio ha l'impulso di vandalizzare statue, lasciarsi andare ad atteggiamenti amorali e farsi tentare da altre donne. I sospetti su di lui saranno sempre di più: dovrà fuggire per salvarsi dalla persecuzione, o assumere pubblicamente il suo ruolo di “guida” ribelle? 

7 febbraio 2016

PHILIP K. DICK (PT.2): L'OCCHIO NEL CIELO DELL'AMERICA ANNI 50


Pubblicato postumo negli anni 80 ma scritto tra il 1953 e il 1955, Mary e il Gigante è una delle sue opere mainstream (i vani tentativi di Philip Dick di diventare scrittore riconosciuto nella letteratura contemporanea non di genere; gli editori gli rifiutavano i manoscritti non di fantascienza, apparsi solo dopo la sua morte). Ho trovato questo romanzo interessante per i suoi presupposti ma, in effetti, nel risultato finale non all'altezza del resto della produzione dickiana entro il 1955. Con la vicenda di Mary, una ragazza bella e inquieta (insoddisfatta cronica, direbbe Woody Allen) che stringe relazioni con un musicista jazz nero e con l'anziano proprietario di un negozio di musica sinfonica. All'interno della cornice californiana di Pacific Park, cittadina rurale come le tante che costellano la letteratura americana del 900, Dick segue gli incontri dei suoi protagonisti e di altri personaggi che vi ruotano attorno, senza creare una vera e propria trama ma solo un susseguirsi di situazioni atte a rappresentare la complessità e l'autenticità dell'individuo contrapposte alle fittizie strutture sociali.

25 gennaio 2016

PHILIP K. DICK (PT.1): IL MONDO CHE DICK CREÒ


Le edizioni che Fanucci sta pubblicando da una decina d'anni nella Collezione Dick, oltre ad avere nuove traduzioni che rendono maggior giustizia alla profondità e all'intrinseca modernità delle opere di Philip K. Dick, sono corredate da prefazioni e postfazioni che forniscono l'essenziale sguardo contestuale e biografico. Vi rimando quindi a questo corpus critico davvero interessante per sapere “come” leggere i romanzi di Dick. Iniziando la lettura in ordine di composizione (e lasciando da parte i primi testi non fantascientifici, per ora), quello che scriverò qui sarà una raccolta di impressioni a seguito della lettura. Il 2016 sarà per me l'anno di Philip Dick, grande autore di sci-fi ma oltre la sci-fi, proprio come piace a me.