20 febbraio 2016

PHILIP K. DICK (PT.3): RELAZIONI IMMORALI


Redenzione Immorale (1955, uscito l'anno dopo) rappresenta il caso di un'opera piuttosto sconosciuta e tralasciata in favore di altre, che però ha il pregio di essere di grande significato. Se Lotteria dello Spazio ed E Jones creò il mondo erano un tantino disequilibrati, mentre Occhio nel Cielo era episodico, questo è forse il primo romanzo di ottima costruzione. I temi che affronta sono molto cari a Dick: già dopo quattro libri ne iniziamo a vedere la ricorrenza e, via via, la loro crescente efficacia. Il protagonista è il direttore di un'importante agenzia con il ruolo di definire le regole etiche che la società deve seguire (chiamate “scenari”). Egli ha una doppia vita: quando esce dall'ufficio ha l'impulso di vandalizzare statue, lasciarsi andare ad atteggiamenti amorali e farsi tentare da altre donne. I sospetti su di lui saranno sempre di più: dovrà fuggire per salvarsi dalla persecuzione, o assumere pubblicamente il suo ruolo di “guida” ribelle? 

7 febbraio 2016

PHILIP K. DICK (PT.2): L'OCCHIO NEL CIELO DELL'AMERICA ANNI 50


Pubblicato postumo negli anni 80 ma scritto tra il 1953 e il 1955, Mary e il Gigante è una delle sue opere mainstream (i vani tentativi di Philip Dick di diventare scrittore riconosciuto nella letteratura contemporanea non di genere; gli editori gli rifiutavano i manoscritti non di fantascienza, apparsi solo dopo la sua morte). Ho trovato questo romanzo interessante per i suoi presupposti ma, in effetti, nel risultato finale non all'altezza del resto della produzione dickiana entro il 1955. Con la vicenda di Mary, una ragazza bella e inquieta (insoddisfatta cronica, direbbe Woody Allen) che stringe relazioni con un musicista jazz nero e con l'anziano proprietario di un negozio di musica sinfonica. All'interno della cornice californiana di Pacific Park, cittadina rurale come le tante che costellano la letteratura americana del 900, Dick segue gli incontri dei suoi protagonisti e di altri personaggi che vi ruotano attorno, senza creare una vera e propria trama ma solo un susseguirsi di situazioni atte a rappresentare la complessità e l'autenticità dell'individuo contrapposte alle fittizie strutture sociali.