7 febbraio 2016

PHILIP K. DICK (PT.2): L'OCCHIO NEL CIELO DELL'AMERICA ANNI 50


Pubblicato postumo negli anni 80 ma scritto tra il 1953 e il 1955, Mary e il Gigante è una delle sue opere mainstream (i vani tentativi di Philip Dick di diventare scrittore riconosciuto nella letteratura contemporanea non di genere; gli editori gli rifiutavano i manoscritti non di fantascienza, apparsi solo dopo la sua morte). Ho trovato questo romanzo interessante per i suoi presupposti ma, in effetti, nel risultato finale non all'altezza del resto della produzione dickiana entro il 1955. Con la vicenda di Mary, una ragazza bella e inquieta (insoddisfatta cronica, direbbe Woody Allen) che stringe relazioni con un musicista jazz nero e con l'anziano proprietario di un negozio di musica sinfonica. All'interno della cornice californiana di Pacific Park, cittadina rurale come le tante che costellano la letteratura americana del 900, Dick segue gli incontri dei suoi protagonisti e di altri personaggi che vi ruotano attorno, senza creare una vera e propria trama ma solo un susseguirsi di situazioni atte a rappresentare la complessità e l'autenticità dell'individuo contrapposte alle fittizie strutture sociali.
Il tono irriverente è tutto: nell'introduzione al volume Fanucci, il romanzo viene paragonato a una sorta di sit-com al negativo che vuole scontrarsi con l'immagine televisiva patinata della realtà predominante negli anni 50, vissuti da Dick. Quello che si avverte, inoltre, è una certa attinenza alla letteratura Beat (di Kerouac per esempio) che descrive proprio gli stessi momenti e luoghi storici: c'è lo stesso senso di ribellione, sebbene il punto di vista sia così diverso. Penso che questa interessante direzione troverà un'espressione di maggior impatto in opere mainstream successive di Dick. Mary e il Gigante è un testo curioso, embrionale, dove il dialogo tra i personaggi prevale, la cui brevità e la cui apertura da entrambe le parti (inizio e fine, nonché le direzioni trasversali quando entrano in scena personaggi marginali) è essenziale alla sua funzione.
Pagella: idee alla base **½ ;  sviluppo **½ ;  consigliato **


Occhio nel Cielo viene scritto nel 1955 ma pubblicato due anni dopo. L'intento di questo testo è parodistico pur nella sua serietà: a seguito dell'incidente in un acceleratore di particelle, alcuni scienziati dalle personalità piuttosto oscure e nevrotiche (il che li rende molto meno nobili di tanti “colleghi” di altra coetanea fantascienza) si ritrovano a vivere in mondi alternativi partoriti dalla mente di ciascuno di loro, a turno. Dal mondo ultra-religioso dove gli angeli e i miracoli sono quotidianità e i dogmi sono più di un dovere, a quello ultra-borghese dove scompaiono tutte le idee o le cose ritenute “sporche” dalla sua bigottissima proprietaria, a quello dove il capitalismo americano è stato soppiantato dal comunismo. Gli intenti di Dick, quindi, sono palesemente di criticare non solo la società moralista americana e le paranoie legate alla minaccia sovietica che imperavano negli anni 50 americani, ma anche la fantascienza in voga in quei giorni. Pseudomondi, sessualità, feroce critica e il generale sentimento di rifiuto verso i canoni imposti dalla società, sono tratti così prominenti (e, in questo libro, espliciti: sono anche oggetto di discussione tra i personaggi) da essere ovviamente parte integrante della poetica di Dick, ancora in fase di maturazione.
Pagella: idee alla base ***½ ;  sviluppo **** ;  consigliato ****

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