31 luglio 2016

PHILIP K. DICK (PT.7): UOMINI TUTTI UGUALI E STRAVAGANTI


Ennesimo tentativo di riscuotere consensi nella narrativa contemporanea senza genere, L'uomo dai denti tutti uguali è forse il primo punto basso dell'opera dickiana seguendone l'ordine cronologico. Scritto nel 1960, il romanzo non convince e soprattutto non avvince, appesantito da una prolissità narrativa insolita e da vicende di poco conto. La prima parte si focalizza sulla rivalità tra i due protagonisti e i problemi che ciascuno di loro affronta nella vita coniugale. Queste ultime sono le scene più interessanti del romanzo ma abbiamo già avuto modo di leggerle in romanzi precedenti, tranne forse per la maggiore brutalità (un uomo che stupra la moglie allo scopo di metterla incinta per usare la gravidanza contro il desiderio di lei di fare carriera). La seconda parte ha a che vedere con una misteriosa contaminazione nell'acqua della cittadina e con il ritrovamento di un cranio preistorico, premesse interessanti ma sprecate in questo contesto.
Oltre alla lentezza narrativa (Pagetti, nella prefazione alla recente edizione Fanucci, suggerisce che sia dovuta a un mancato editing, e la mancata censura delle parti più spinte sembra esserne prova), l'impressione generale è che lo scrittore giochi con tematiche ormai ricorrenti e a lui care (prima fra tutte la doppia faccia della piccola cittadina borghese della California di fine anni 50 e dei suoi nuclei familiari) senza riuscire ad arrivare a un punto. A questo si aggiunge l'intenzione di ampliare ed estendere il confine della sua visione con elementi di suggestione che sfiorano il fantastico e il mistery, ma pure in questo caso senza giungere a una meta. Una maggiore brevità avrebbe reso il romanzo più incisivo e degno di nota.
Pagella: idee alla base **½ ;  sviluppo ** ;  consigliato *


Purtroppo anche Lo stravagante mondo di Mr. Fergesson, scritto nello stesso anno, non si discosta dal precedente. Inseguire il sogno americano per il sig. Fergesson significa vendere la sua officina e condannare il sig. Al, che sullo stesso terreno ha una sua attività, a un futuro incerto. Il libro si dipana tra le figure dei due nemici-amici e i loro tentativi di migliorare la propria vita. Fergesson, però, finirà male. Un'America spietata e sporca, popolata da meccanici e imbonitori, si cela sotto la facciata ipocrita degli ideali diffusi da televisione e stampa; il desiderio di lasciare lavori umili o relazioni opprimenti per inseguire un sogno di libertà tipicamente made-in-USA, con risultati tragici. Dick persegue ossessivamente questi messaggi nei suoi romanzi mainstream, ma in questi due ultimi tentativi risulta poco efficace per colpa di storie, personaggi e narrazione fiacchi rispetto al passato, o forse semplicemente ripetitivi. Non può essere un caso, infatti, che L'uomo dai denti tutti uguali e Lo stravagante mondo di Mr. Fergesson siano gli ultimi due tentativi mainstream dello scrittore, dopo i costanti rifiuti da parte degli editori verso questa parte delle sue opere (in larga parte ingiustificati visto gli ottimi risultati conseguiti nel decennio precedente: In terra ostile, Il cerchio del robot, Confessioni di un artista di merda, persino Mary e il gigante si rende apprezzabile per la sua spontaneità jazz). Nei primi anni 60 Dick si riavvicinerà alla fantascienza con grande spirito di innovazione forgiando i suoi più immortali capolavori (tra cui La svastica sul sole).
Pagella: idee alla base ** ;  sviluppo ** ;  consigliato *

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