17 dicembre 2016

RANSOM RIGGS: LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE



Lo young adult non è un genere nelle mie corde, e sono pure un po' schizzinoso sul fantasy, ma sentir parlare di La casa dei bambini speciali di Miss Peregrine, di un tizio chiamato Ramson Riggs, mi ha solleticato tanto la curiosità che alla fine mi ci sono buttato (grazie a Dio prima dell'uscita del film). Ad attrarmi sono stati i suoi elementi gotici: il romanzo infatti è narrativa fantastica allo stato puro, ma si avvicina di più all'horror gotico che non al fantasy. Inoltre era da tempo che non leggevo una bella storia narrata in prima persona in modo semplice e diretto. In effetti le mie ultime divagazioni fantasy sono state deludenti o pesanti (si veda come la penso di Terry Brooks e George R. R. Martin).
Allora, com'è andata? chiederete. Soddisfatto? Rimborsato?
Mmm. Un po' l'uno e un po' l'altro. La partenza del romanzo è godibilissima e trascina il lettore in quell'atmosfera da... Be', ho trovato questa definizione: da Piccolo Brivido cresciuto. Il protagonista adolescente, Jacob, si immerge nel mistero lasciato dall'enigmatica figura del nonno, a quanto pare non una persona comune ma, ai suoi tempi, uno dei “ragazzi speciali” dotati di poteri fuori dall'ordinario. Non supereroi, anzi: si rifugiano in loop temporali in cui si vive sempre lo stesso giorno, perché sono malvisti dagli uomini comuni e pure braccati da forze malvagie. Quando Jacob riesce a trovare il rifugio di Miss Peregrine, su un'isola sperduta del Galles, dove il nonno aveva vissuto, capirà di essere lui stesso uno speciale. E il suo potere sarà fondamentale per tenerli in salvo.
La storia, come si sarà capito, è prevedibile ma graziosa, arricchita dai dettagli che danno realismo al mondo immaginato da Riggs. In particolare l'autore fa un uso creativo e originale di fotografie d'epoca (vere) per descrivere e mostrare i personaggi del libro, sia quelli centrali che alcuni di contorno. L'atmosfera inquietante che permea il libro già quando si apre fisicamente il volume promette appunto un'immersione in un mondo arcano e posseduto da forze antiche. La narrazione è anche intrisa di un senso di nostalgia e malinconia, a volte un po' troppa. Questa atmosfera da Piccolo Brivido cresciuto, come dicevo, porta il lettore a divorare pagina dopo pagina per vedere dove la strada lo porterà.


Il problema è che tutto il romanzo si mantiene ancorato a questa intenzione senza mai scavalcare il confine e sprigionare davvero qualcosa di nuovo, di notevole, di maggior spessore. Oltre a iniziare come un Piccolo Brivido diretto a un target leggermente più cresciuto di lettori, si sviluppa e finisce sempre nello stesso modo, restando imprigionato nel canone di una storia e di personaggi troppo facili e limitati: conosciuti appieno alle prime pagine, in seguito non offrono niente di più. L'ultima parte è ricca di azione (il romanzo rispetta la struttura che vuole la progressione verso il climax) ma a quel punto i personaggi non hanno già più niente da dire. Almeno, non a me. Forse le mie pretese erano più alte, e magari lo young adult deve funzionare così. Se non altro non ci sono tonfi dovuti a sofferte e insopportabili storie d'amore, il che è già un buon risultato (all'inizio del libro temevo questa cosa più di ogni altra). Tuttavia mi rimane quel senso di soddisfazione a metà di chi ha mangiato un piatto invitante ma dal sapore comune. Detto questo, il libro vale comunque la lettura, vista la scrittura fluente e leggera: è un piacevole svago, specialmente se si è appassionati di libri per ragazzi.
Pagella: idee alla base ***½, sviluppo **½, consigliato ***

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