27 ottobre 2017

KING: IT (1986), LA VITA ADULTA CHE ATTENDE A FAUCI SPALANCATE


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It è uno dei romanzi più famosi di Stephen King, forse quello più famoso in assoluto, diventato di culto anche al di fuori della schiera dei fedeli lettori kinghiani. È impressionante per la sua mole, che colpisce appena lo si adocchia in libreria (1200 pagine più o meno, a seconda delle edizioni), ma anche per il soggetto, la lunga storia di un gruppo di amici chiamato Club dei Perdenti, dall'infanzia (1958) al presente (1985), che fronteggia una creatura informe che assume varie incarnazioni tra cui quella di un clown di nome Pennywise. È luogo comune credere che It sia un romanzo horror, forse persino uno degli archetipi del romanzo horror. Ma la questione non è così banale: leggete il libro fino in fondo e riflettete su quanto segue.
Stimando una proporzione, il 90% di It racconta la vita dei protagonisti, sia da bambini che da adulti, approfondendo le relazioni che instaurano tra di loro e con gli altri. In particolare con il mondo degli adulti (i genitori) e dei coetanei (la ghenga di Henry Bowers) nella parte che riguarda l'infanzia del club dei Perdenti, mentre la carriera e la vita di coppia nella parte adulta della storia. Soltanto un 10% del romanzo ha a che fare con Pennywise e le altre incarnazioni di It, con scene che potremmo far rientrare nel genere thriller, horror e suspance. Da una parte vi sono le vicende dei ragazzi scomparsi o uccisi, narrate più come fatti di cronaca che non come eventi che si svolgono davanti al lettore. Dall'altra i pochi, veloci momenti in cui i protagonisti vedono o incontrano per la prima volta le manifestazioni di It, e non tutte sono "forti" allo stesso modo (qualcuno viene inseguito, ma qualcuno lo contempla soltanto).

9 ottobre 2017

JOE HILL: THE FIREMAN (2016)


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The Fireman di Joe Hill, ovvero L'uomo del fuoco e L'isola della salvezza nell'infida manovra della Sperling per l'edizione italiana (suddivisa in due volumi e pertanto con costo doppio per il lettore), è un massiccio romanzo di quasi 800 pagine che rientra nel genere post-apocalittico. Una strana spora ha infettato gli esseri umani e il suo effetto è quello di provocare combustione spontanea, uccidendo i portatori infetti. L'infezione è incontrollabile, si diffonde nell'aria tramite la cenere e i fumi, e per questo l'umanità e la civiltà sono al collasso. L'infermiera Harper un brutto giorno scopre di essere infetta oltre che incinta. Suo marito, un fallito sotto molti fronti, impazzisce al punto di attentare alla sua vita. Così lei fugge e viene salvata da un uomo, “il pompiere” (il fireman del titolo), di nome John, piuttosto misterioso e in grado di controllare il fuoco che si annida sotto la sua pelle. Harper trova rifugio, grazie a John, presso una comunità nascosta in mezzo a una foresta, in un ex campeggio estivo. Qui gli infetti riescono a sopravvivere trasformando questa sorta di malattia in un potere che riescono a tenere a bada. Presto però la vita al campo si rivela molto meno rosea di quanto sembri all'inizio: più che una zona libera è una dittatura governata da malsane idee religiose. Poi, la distruzione del campo per mano delle squadre della morte a caccia di infetti, costringe Harper e John (e alcuni altri co-protagonisti) a un'ennesima fuga verso un destino incerto.

2 ottobre 2017

LA NEBBIA (THE MIST) STAGIONE 1



Quando ho letto di una nuova serie tv tratta dal racconto La nebbia di Stephen King mi sono detto: che bisogno c'è di rifarlo, dopo l'ottimo film di Frank Darabont (The Mist, 2007)? Già il film andava più in là del breve racconto di King, perciò dov'è il materiale necessario a sostenere una serie tv? La risposta mi è sembrata ovvia: non nella penna di King, di cui è più semplice utilizzare il nome (possbilmente a caratteri belli grandi) e uno spunto, un'idea e dei personaggi da cui partire, per poi lasciare tutto all'inventiva degli sceneggiatori della serie.
Reduci dal disastro di Under The Dome, le sorti di The Mist erano annunciate sin dall'inizio. Da spartire con il materiale kinghiano c'è ben poco: la nebbia del titolo, ma non il suo "contenuto", e qualche nome tra i personaggi principali, ma non il loro carattere o la piega che prende la loro storia. Poco male, potremmo dire, se le idee di chi ha sviluppato la serie fossero state un minimo decenti, originali, interessanti, ma non lo sono, neanche per sbaglio. E' tutto orribile: i personaggi e le loro relazioni (stereotipati, da una parte politically-correct, dall'altra ambigui tanto per essere ambigui), la storia (si parla, si parla, si parla e non succede niente, la trama non prende decisioni se non all'inizio e alla fine), la messa in scena (atmosfera inesistente per non dire ridicola, a cominciare dalla nebbia digitale low-budget), i momenti di splatter (un po' di sangue, proiettili e bastonate qui e là) e di violenza emotiva (conformata al pubblico televisivo, quindi sottoforma di boriosi drammi familiari e adolescenziali).
Coinvolgimento zero: non è La Nebbia, questa è La Noia. Per fortuna in questi giorni è arrivata la notizia che non ci sarà una stagione 2.




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