2 gennaio 2018

PHILIP K. DICK (PT.10): GUERRA DI ATTORI E SIMULACRI

Con il primo post del 2018 riprendo la retrospettiva su Philip K. Dick affrontando diversi nuovi romanzi e avvicinandomi alla conclusione della carriera di questo magnifico scrittore.

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I simulacri ribadisce e sottolinea, da una parte, il disinteresse di Dick verso le trame fantascientifiche più tradizionaliste e, dall'altra, le ossessioni personali con cui infarcisce la sua narrativa frammentaria, fatta di svariati punti di vista, personaggi e situazioni che si intrecciano, si districano, raggiungono un climax e si rintrecciano nuovamente. Come in La svastica sul sole, Noi marziani e Cronache del dopobomba, sono tanti i temi, le suggestioni e le idee su cui Dick costruisce questo romanzo (nel 1963, terzo di ben cinque romanzi partoriti quell'anno) ottenendo un risultato eccellente.
Al centro della situazione globale descritta da Dick vi sono gli USEA (Stati Uniti d'America e d'Europa), nati dalla collaborazione tra America e Germania durante la guerra fredda. Il der Alte (presidente) e la sua first-lady intendono sfruttare il viaggio temporale (che è una realtà) per condurre nel presente il braccio destro di Hitler, Hermann Goring, allo scopo di negoziare la vittoria del nazismo in cambio della salvezza di milioni di ebrei. Il der Alte, però, si rivela essere non una persona vera ma un simulacro (androide), mentre la first-lady si rivela essere una vecchissima attrice ringiovanita dal make-up. A svelare al mondo questo devastante segreto, per vendetta, è la Karp, multinazionale che ha prodotto tutti i simulacri presidenziali ma che si vede rimpiazzata da un concorrente.
Il romanzo si conclude con l'imminente guerra civile negli USEA in conseguenza a questa rivelazione, ma prima di arrivare qui abbiamo fatto conoscenza anche di Richard, un pianista psicocinetico che suona il piano senza sfiorare la tastiera e sposta oggetti con la forza della mente. Lo ritroveremo alla fine quando salverà la first-lady dal suo assassino e, grazie ai propri poteri, la trasferirà nella propria casa, isolata nella foresta. Conosciamo anche il duo Duncan & Miller, suonatori d'anfore che vogliono esibirsi per la first-lady ma, dopo una serie di disavventure, finiscono vittima di una sorta di cancellazione della memoria e della personalità.
In tutto questo firmamento di personaggi e idee, spicca innanzitutto l'interesse dell'autore verso la società totalitaria: lo spettro del nazismo si fa strada esplicito nella vicenda che riguarda Goring, ma Dick ritrae il totalitarismo sia quando parla di stato, sia quando parla del condominio Lincoln. Una delle varie ambientazioni del romanzo è quella dei mega-condomini dove vive la gente, governati di fatto come stati totalitari in piccola scala, con guerre o rapporti diplomatici che intercorrono tra condomini diversi. Poi c'è il tema del simulacro, l'androide dalle sembianze perfettamente umane che si sostituisce all'uomo anche nella morale. È un tema ricorrente che Dick pian piano fa evolvere, fornendogli ruoli di maggior rilevanza di romanzo in romanzo: è come se l'androide Abramo Lincoln del romanzo omonimo fosse stato finalmente perfezionato, infallibile al punto di essere utilizzato come simulacro del presidente (dopo le “prove generali” del simulacro come insegnante scolastico in Noi marziani). Anche la precognizione (i pre-cog) e i poteri telecinetici sono di ritorno, a spaccare brutalmente le leggi della normalità e della scienza, anche se la loro sovrannaturalità potrebbe essere solo apparenza. È evidente infatti (almeno dopo Cronache del dopobomba) che a Dick interessa teorizzare una terribile, estrema conseguenza degli elementi nocivi a cui è esposto l'essere umano, prima fra tutti la radioattività dovuta a una crisi nucleare sempre dietro l'angolo. Tali poteri, quindi, nella mente di Dick hanno di certo un'origine scientifica, realistica. Ne I simulacri Dick menziona addirittura una razza di umani neanderthaliani esistenti in California, forse regrediti per colpa della radioattività.


In questo quadro si colloca anche l'effetto nocivo e terribile che le società ritratte nei mondi dickiani hanno sulla psiche degli individui. Ne I simulacri la malattia mentale (per esempio la schizofrenia di cui Richard è convinto di soffrire) è un male comune nella gente, viene data quasi per scontata e trattata dalla medicina soltanto con terapie a base di farmaci. La psicanalisi infatti è stata messa al bando e tutti gli psicologi o psichiatri sono stati messi fuorilegge. Nel precedente Noi marziani accadeva qualcosa di simile: droghe e farmaci vengono legittimati per essere usati come rimedio alla malattia mentale, se non che, in realtà, non sono un vero rimedio bensì un ulteriore metodo di controllo della psiche degli individui (e, per estensione, della società in toto). Lo stato totalitario che si diceva all'inizio è, ovviamente, il motore e la ragione dietro tutto questo. E come ne esce l'individuo dal trattamento totalitario? Proprio come Duncan & Miller: svuotati, condizionati, privati del loro io autentico.
Pagella: idee alla base ****½;  sviluppo ****½ ;  consigliato *****

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