24 gennaio 2018

PHILIP K. DICK (PT.12): CLAN DI FOLLI E TRAFFICANTI DI REALTA'



"Dio promette la vita eterna […]. Io posso fare di meglio: posso metterla in commercio."
Philip Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch

La luna Alpha III è una ex colonia terrestre adibita a manicomio per persone affette da disturbi mentali. Dopo l'abbandono da parte della Terra, oggi è popolata e governata dai sette clan che danno il titolo al romanzo, ovvero gruppi di persone classificati in base ai loro problemi (paranoici, schizofrenici, maniaco-depressivi...). Il libro incrocia le vicende del consiglio dei sette clan con quelle di Chuck, autore di testi propagandistici, e della moglie Mary, consulente in visita su Alpha per un progetto che prevede di curare tutti gli abitanti e risanare la colonia. I due sono in crisi come coppia e anche individualmente, al limite degli stessi disturbi degli abitanti dei clan. Chuck accetta di comandare un simulacro che si trova su Alpha e che potrebbe uccidere la moglie. Mary stessa rivela delle pulsioni omicide verso Chuck. Il destino della liberazione di Alpha si snoda nelle vicende successive, che oltre a Chuck e Mary vedono protagoniste alcune creature bizzarre e semicomiche come la Muffa Gelatinosa.
Dopo una serie di libri basati su idee potenti, distopiche, in grado di ben bilanciare le "anomalie" narrative a cui Dick si concede, sprezzante della struttura, Follia per sette clan (1964) è un miscuglio che riesce a confondere il lettore a ogni svolta. L'impressione frequente è che sia lì lì per riassestarsi su un binario, per poi deviare di nuovo, spesso nel grottesco e semi-comico. Il miscuglio ha comunque un'impronta inconfondibile: le tematiche sono quelle ormai consolidate e, qui, in particolare c'è la follia che il titolo italiano vuole sottolineare. Nella poetica dickiana, che va consolidandosi a ogni nuovo romanzo (anche quelli meno riusciti come questo), la follia è in realtà una nuova forma di equilibrio mentale, che scaturisce in rapporto a un contesto repressivo ed estremo. L'abuso di droghe, gli stili di vita al limite, sono così legittimati. È la "sanità", intesa come il perbenismo benpensante di una borghesia da boom economico (di cui lo scrittore ci parla sin dai primi romanzi), a essere la vera pazzia che necessita di essere curata, causa prima dei mali che affliggono l'umanità, quali la discriminazione e il razzismo. Una spiegazione un po' semplicistica, questa, ma che rende l'idea di quali siano le intenzioni celate sotto un lavoro come Follia. La pecca del libro non è tanto nella sua sregolatezza ma nel fatto che non sviscera il potenziale di questa tematica. L'efficace idea di partenza resta poco più di un fondale su cui protagonisti e co-protagonisti scorrazzano e dialogano a non finire.
Pagella: idee alla base ***½ ;  sviluppo **½ ;  consigliato **½

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I coloni terrestri su Marte, per svagarsi, usano una sostanza psicotropa che li fa sprofondare in un'allucinazione estremamente vivida. Per funzionare, la droga si abbina all'uso di plastici che riproducono l'immagine ideale della casa e della famiglia terrestri (in effetti Dick si è basato sulla Barbie). La società di Leo Bulero detiene il monopolio dei plastici e viene messa a repentaglio dal ritorno di Palmer Eldritch, imprenditore e avventuriero spaziale, con una nuova sostanza dalle qualità superiori alla droga d'uso comune. Mayerson, un dipendente di Bulero dotato di capacità precognitiva, viene inviato su Marte a far fronte alla minaccia. Palmer è in realtà posseduto da un'entità aliena e il commercio della droga è in realtà la copertura di un tentativo d'invasione.
Poche righe che compattano la trama all'essenziale ma che non rendono certamente giustizia alle sfaccettature di Le tre stimmate di Palmer Eldritch. In questo romanzo nulla è certo e tutto è in movimento: siamo di fronte a uno dei testi più visionari e profondi non solo di Dick ma della narrativa fantastica del Novecento.
L'assunzione della droga, qui, è più simile a un rito metafisico di passaggio a un mondo o tempo alternativo. Per poter “traslare”, si ha infatti bisogno, oltre alla droga, anche di plastici che riproducono il mondo del passato (il presente di Dick). Assumere droga non serve quindi a “stonarsi” ma a connettersi a una realtà diversa, analogamente a Matrix o ancor più al videogame organico di ExistenZ (film di David Cronenberg). Si tratta di un concetto chiave, questo, che riverbera nella poetica dickiana più matura, assumendo sempre maggior peso nella fase finale dello scrittore. Dick negli anni 70 dichiara di credere nell'esistenza di una realtà alternativa a cui l'uomo potrebbe essere inconsciamente connesso (più o meno la trama di Matrix). Sebbene abbozzato in altri lavori precedenti, a cominciare da Occhio nel cielo, è in Stimmate che il tema diventa centrale, nonostante il romanzo non si focalizzi tanto sull'esplorazione della realtà alternativa ma piuttosto sullo scenario retrostante, cioè gli intrighi di potere e denaro che mirano allo sfruttamento commerciale di questa risorsa. E non è tutto: Dick inserisce, come fa spesso, la presenza minacciosa di una razza aliena intelligente che intende predominare su di noi proprio sfruttando la droga come arma e facendo quindi leva sulle nostre debolezze (più che la droga in sé, lo sono in effetti i nostri giochi di potere).
Figure centrali nel romanzo, poi, sono quelle dei precog, individui capaci di presagire gli eventi futuri e quindi di intervenire per modificare le probabilità di tali eventi. Nemmeno il precog, tuttavia, riesce a prevedere tutti i risvolti di ciò che sta per accadere. Persino qui Dick non va del tutto a fondo in questa sua grande idea, rilevante solo nella prima metà del romanzo.
Il libro è costruito su una molteplicità di elementi geniali che danno origine a varie possibilità interpretative. È la storia di un'invasione da parte di un'entità aliena, dal momento che questa controlla la mente di Palmer e mira all'umanità. È la storia di un antiCristo che ibrida in sé la carne, la tecnica e il divino, e che instaurerà una nuova inimmaginabile realtà. È una storia di droghe legittimate e di una guerra del controllo. Più di tutto è una discussione sul labile confine tra allucinazione e realtà, sulla cessazione della linearità temporale in cui siamo a nostro agio, sul confondere livelli di realtà diversi (quella “concreta” e quella a cui si accede tramite la droga: a un certo punto del libro si ha la sensazione di non capire più in quale livello ci si trovi e dove si collochino i fatti narrati).
A tutte queste tematiche Dick è sempre più sensibile. Ricorrente anche in Stimmate, sebbene non in modo centrale, è la presenza di figure femminili e di relazioni sentimentali/sessuali problematiche e ossessive. All'opposto di Follia per sette clan, Stimmate (scritto nello stesso anno, 1964) è un romanzo equilibrato nelle sue sfaccettature, narrativamente solido e soprattutto indimenticabile nelle idee.
Pagella: idee alla base *****;  sviluppo ****½ ;  consigliato *****

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