21 febbraio 2018

LE STATUE DI ACATE (RACCONTO)


Il sito AppuntidiVita mi ha dedicato ancora una volta un po' di spazio per un racconto breve.
Le statue di Acate risale al periodo 2006-11 quando scrissi il nucleo di storie che poi ha costituito L’era della dissonanza, romanzo pubblicato da Kipple. Si trattava dell’incipit di una storia poi non sviluppata, leggibile autonomamente. Per poterlo far rivivere come racconto l’ho rivisto e arricchito di un contesto che lo rendesse ancor più autosufficiente. Rileggendolo col senno di poi, è un racconto incentrato soprattutto sull'atmosfera sospesa e traslucida (la stessa di L'era della dissonanza), che credo si sposi bene con i concetti descritti e l’ambientazione desertica (con il cenno a un’Italia e un’Europa che soccombono alla desertificazione). Tanto basta per impedirmi di lasciarlo morire in un cassetto. Di seguito potete leggere l'inizio, il resto lo trovate su AppuntidiVita.


La notte stellata e la città di fango sotto la montagna, inondata di musica, straripante di profumi.
Nell’immenso anfiteatro della roccia color cremisi di Acate, a metà del Ventiduesimo Secolo furono scolpite le statue di Hamza. Sorsero a rappresentare il popolo di Acate, uno dei tanti insediati al centro dell’isola della Sicilia, parte del Territorio Libero del Sud Europa.
A quell’epoca mio nonno era un bambino. Alcuni magnati patrocinanti del Territorio Libero avevano donato le statue alle comunità. Se il concetto di tolleranza nella storia dell’umanità ha mai assunto una forma concreta e dei contorni geografica, è qui che si trova.
Centinaia di icone delle più disparate religioni, culture e filosofie, costellavano il Territorio Libero. Le statue erano molto più che semplici gusci di arenaria: custodivano la musica millenaria grazie ai nuclei sonici installati al loro interno.
Prima di giungere ad Acate non ne avevo mai vista né sentita una.
Sono le statue sonore che Safar sta guardando ora, lasciando che i suoni (qualcosa di simile a note musicali basse e profonde) attraversino il suo corpo e plachino la sua mente. A me fanno ancora lo stesso effetto straniante di quando sono arrivato qui, due anni fa.
«Musica, sempre musica. Ci piace.» dice Safar. «Da qui le statue vegliano la piantagione e il villaggio. La loro voce… ci tiene in contatto.»
Le statue sonore sono in funzione da quasi un secolo, mentre Safar ha solo quindici anni. Siamo diventati amici capaci di grande rispetto l’uno per l’altro, forse data la nostra diversa provenienza.
Domani tuttavia le cose cambieranno perché siamo al momento cruciale. Il tempo è terminato. Lo sa Safar come lo so io. Una conclusione mette sempre a repentaglio molte cose. Dio non voglia che sia così anche per l’amicizia e il rispetto che Safar mi ha concesso.

L'era della dissonanza è disponibile su Kipple.it in cartaceo e su Amazon.it in ebook


Nessun commento:

Posta un commento