18 maggio 2018

J.G. BALLARD – IL MONDO SOMMERSO / VENTO DAL NULLA (CATASTROFI AL CONTRARIO, PT.1)



La carriera di James G. Ballard inizia a metà degli anni Cinquanta con un ragguardevole numero di splendidi racconti ospitati da riviste di fantascienza (per la precisione a partire dal 1956). Non è ancora scrittore a tempo pieno ma lavora come editor per una rivista scientifica. Vento dal nulla costituisce il suo primo tentativo di produrre un romanzo; in seguito Ballard lo liquiderà come un libro privo di importanza. Viene scritto nel 1961, l'anno successivo al trasferimento dalla famiglia Ballard a Shepperton (un sobborgo di Londra), un periodo economicamente difficile. Il giovane James vuole dedicarsi alla scrittura di romanzi. Durante due settimane di vacanza la moglie (che scompare pochi anni dopo per malattia) gli suggerisce di iniziare e concludere un romanzo di getto. “Mi misi seduto e scrissi Vento dal nulla in dieci giorni. Mi diedi come obiettivo di scrivere almeno 6.000 parole al giorno, e lo mantenni per dieci giorni”, racconta nelle interviste raccolte nel volume Extreme Metaphors.
In questo breve romanzo, un vento continuo e devastante imperversa sulla superficie terrestre, spazzando via le città, nelle quali gli uomini sono impegnati in disperate missioni di sopravvivenza. L'opera rientra nel genere catastrofico, all'epoca in via di diffusione, e l'impostazione è in gran parte action sebbene si intraveda il germe delle idee che poi l'autore maturerà, in particolare nella relazione tra i protagonisti e lo scenario apocalittico.
“Non ci guadagnai molto, ma abbastanza per mollare il lavoro”, ricorda l'autore. “Poco dopo scrissi il mio primo romanzo serio, Il mondo sommerso”. Questo è il primo di tre libri che costituiscono una delle più interessanti parentesi della fantascienza speculativa e d'avanguardia: si tratta di una trilogia sul tempo la cui estetica è davvero peculiare. Predominano gli elementi naturali che Ballard sfrutta per il loro simbolismo, veicolo delle riflessioni desidera trasmettere, ispirato dagli scenari dipinti da Dalì e il surrealismo pittorico (infatti questi romanzi fruttano a Ballard il riconoscimento di surrealista della sci-fi).
Il mondo sommerso (1962) parla del passato e il suo elemento predominante è l'acqua; Terra bruciata (1964) parla del futuro e il suo elemento è la sabbia; Foresta di cristallo (1966) parla del presente (ma anche del concetto stesso di tempo e di eternità) e utilizza il cristallo, la pietra preziosa, come metafora chiave. Questi elementi ricorrono anche in molti suoi racconti degli anni Cinquanta e Sessanta.


Ballard non intende utilizzare il “viaggio nel tempo” nel modo in cui viene usato comunemente nella fantascienza, ma lo affronta da un punto di vista allegorico. “Esplorare le capacità immaginative del sistema nervoso offre riscontri più credibili e precisi di come la razza umana si sia evoluta nel tempo, e della nostra evoluzione come individui nel nostro tempo, che non la macchina del tempo di Wells”. È il famoso sguardo allo spazio interno, termine che Ballard usa “per la prima volta durante un'intervista alla fine degli anni Cinquanta. Quando ho iniziato a scrivere l'ho usato specificamente all'interno del contesto della fantascienza, come contrapposizione al termine 'spazio esterno', che in linea di massima riassume l'intera fantascienza. Io volevo lo spazio interno, lo spazio psicologico”.
Il mondo sommerso (noto anche come Deserto d'acqua) è il primo sforzo consapevole in questa direzione e curiosamente è anche uno degli apici di Ballard, tra i suoi romanzi più popolari e venduti. In un futuro prossimo la Terra viene sommersa dagli oceani e regredisce a un clima preistorico. Il lettore segue Kerans e altri uomini rifugiati tra le spoglie di una Londra morente, nella sempre più critica condizione di vita dettata dal nuovo ambiente. Tra chi resta e chi vuole fuggire subentrano strane e grottesche relazioni mirate alla sopravvivenza.
Ballard procede ipnotico, ricalcando lo stato in cui vivono i personaggi. Lo scenario (il mondo sommerso del titolo) è il laboratorio dove si svolge la sua indagine. Il pianeta ritorna a condizioni analoghe a quelle triassiche, 200 milioni di anni fa, quando dominavano foreste e lagune e temperature tropicali. Parallelamente all'ambiente esterno, la regressione a condizioni primitive coinvolge anche gli esseri umani nella loro interiorità (il famoso inner space a cui Ballard è interessato). “In un certo senso discendono la loro stessa spina dorsale […] da ciò che li rende mammiferi che respirano aria, fin giù […] in quel punto che li rende rettili anfibi”, spiega Ballard. “L'intero regno biologico viene visto come un singolo organismo, un'unica memoria grande e continua”.

Il luogo atavico di provenienza diventa una meta da raggiungere e coincide con il caldo grembo sia della giungla primitiva in cui ha avuto origine la specie umana, sia dell'utero materno che ci origina come individui. La regressione è un'ambizione dapprima necessaria per la sopravvivenza: “l'umanità si trova faccia a faccia con la difficoltà di trovare un senso al suo declino verso uno stato di non-entità”. Ma poi il processo che la scatena, all'inizio del libro, non è più necessario e il protagonista raggiunge il suo punto terminale quando non è più consapevole del processo in atto. Assistiamo quindi, più che a un'apocalisse, a una devoluzione benigna.
L'ambientazione di Il mondo sommerso deriva direttamente dal vissuto infantile di Ballard (cosa che l'autore paleserà anni dopo nel romanzo biografico L'impero del Sole): “i palazzi con gli appartamenti che sorgono dagli acquitrini sono il paesaggio della Cina del dopoguerra dove sono nato. […] Distese di risaie deserte dove si vedevano grandi complessi di appartamenti della Concessione Francese abbandonati, circondati da specchi d'acqua soleggiati e ininterrotti, specialmente nella stagione delle alluvioni”.
Nota: Vento dal nulla è fuori catalogo in Italia e reperibile solo in una vecchia edizione Urania.

Il mondo sommerso

Vento dal nulla



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