24 settembre 2012

NATURAL BEAUTY : PARALLELISMI NATURALI TRA BALLARD E YOUNG


Tempo fa ho tradotto e postato qui un articolo a proposito del simbolismo surrealista in artisti del tutto diversi tra loro: Salvador Dalì, James G. Ballard e Neil Young. Era un ottimo esempio per rendersi conto di come certi concetti e tematiche universali, legati alla parte noi più inconscia, ricorrano in forme di espressioni e autori diversi creando una rete di interconnessioni davvero interessante.
Credo che i romanzi di James G. Ballard e le lyrics di Neil Young abbiano alcune cose in comune: si può dire che riverberino alcuni temi di fondo. Per esempio la natura e la sua percezione da parte dell'uomo, tema molto vasto che in tanti hanno sfiorato. Il paesaggio naturale è catalizzatore delle dinamiche interne, mentali ed emotive, dei personaggi ballardiani e delle riflessioni intimistiche nei versi younghiani. Il paesaggio naturale va inteso sia letteralmente (il luogo come il deserto o la spiaggia, gli elementi presenti in esso come l'albero o l'animale) sia in modo concettuale, ovvero il concetto di paesaggio come contrapposizione con ciò che è artificiale, e il suo legame con gli stati d'animo.
James Graham Ballard, 1930-2009
In Ballard il luogo naturale ha effetti radicali sull'uomo, in parte come reazione istintiva a condizioni estreme, in parte come scelta consapevole derivata dallo scoprire possibilità “diverse”. Il personaggio tipico ballardiano scopre opportunità che prima ignorava o giudicava come sbagliate o folli, e le abbraccia con sempre maggior convincimento. Dalla natura scaturiscono domande e risposte, dalle condizioni ostili emergono poi opportunità liberatorie: la ricerca di un nuovo equilibrio è la leva silenziosa che muove i personaggi ballardiani. Spesso (anche se non sempre) l'equilibrio ha a che vedere con la natura e l'innato desiderio di un ritorno a condizioni ancestrali di pace assoluta, sorta di fusione con la natura stessa e di regressione evolutiva. La trilogia catastrofica scritta da Ballard all'inizio della carriera, e in particolare Il mondo sommerso, è una tesi in merito. In Il paradiso del diavolo (romanzo di inizio anni Novanta) i protagonisti vivono una follia di matrice ambientalista che nasce dalla fragilità umana, dalla comprensione dei prori limiti fisici e mentali: l'impossibilità di raggiungere gli spazi della libertà totale (rappresentati dal volo e dagli uccelli), la dipendenza dalle ossessioni dell'era moderna (i mass-media, la tecnologia). L'isola tropicale in cui si svolge la storia vorrebbe essere la culla dove far nascere una nuova forma di civiltà, in questo caso con esiti tragici.
Di armonia con la natura parla spesso Neil Young: riferimenti continui a immagini naturali e al loro significano intimo e personale: il ricordo della famiglia contadina e della prateria canadese, suo luogo natale (l'album Prairie Wind su tutti); luogo di perdita e riflessione (dalla classica "Helpless" a "Natural Beauty", fino alla recente "No Hidden Path"); la storia dell'America e della distruzione dell'eden naturale in cui vivevano le civiltà precolombiane (brani come "Pocahontas", "Powderfinger", "Cortez The Killer" e il recente "Peaceful Valley Boulevard"); fino a sprazzi di futuri surreali non distanti da quelli di Ballard ("After The Gold Rush"). Si può individuare nella sua discografia un filone di canzoni che trattano esplicitamente di questa tematica e che sono forse le più toccanti e riuscite anche come connubio testo/musica. (Indiscutibile poi è la recentissima produzione quasi completamente focalizzata sul tema ambientale, talmente esplicita e legata all'attivismo che esula dal discorso.)

Neil Young

Nelle composizioni più profonde e originali, Young utilizza la ricerca di un'armonia naturale come una ricerca interiore, personale, quotidiana, che chiunque può (e dovrebbe) abbracciare. Per questo identifica spesso l'io con un luogo (naturale): per esempio un luogo ideale di provenienza e destino.
Il testo di “No Hidden Path” è didattico in tal senso: “Qualche volta quando vado a passeggiare / Tra gli alti alberi / Sento la luce scendere su di me / Sotto la luna, sotto il sole / Mi sento il prescelto […] È di nuovo quel vento fresco / E io sento il mio amico scomparso / Il cui consiglio non potrò mai sostituire […] Le luci del nord giocheranno ancora / Mentre percorriamo i nostri giorni lontani”.
In “Natural Beauty” la natura è personificata nella donna amata (o in una dea). “Che uomo fortunato / A vedere la Terra prima che essa gli toccasse la mano […] Una bellezza naturale dovrebbe essere preservata come un monumento alla natura / Non giudicarti troppo duramente amore mio / O un giorno potresti scoprire la tua anima in pericolo”.
C'è poi il riconoscimento con il paesaggio americano più tipico, anche questo un luogo di provenienza e di ritorno: “Seppelliscimi fuori nella prateria / Dove vagava il bufalo / Non dovrai versare una lacrima per me / Perché allora non sarò lontano da casa” (“Far From Home”).
Celebri sono le canzoni dedicate all'America precolombiana: in esse ricorre sempre il sentimento di perdita verso una dimensione umana perduta, quella dei nativi e del loro equilibrio con la Madre Terra, che si contrappone alla negatività del progresso storico e tecnologico.
“Pocahontas”: “Aurora boreale / Il cielo glaciale di notte / Pagaie tagliano l'acqua / In un lungo e veloce volo […] Darei un migliaio di pellicce / Per dormire con Pocahontas / E scoprire come si sentiva / Al mattino nei verdi campi / Nella patria che non abbiamo mai visto”
“Cortez The Killer”: “Venne danzando sull’acqua / Con i suoi galeoni e le pistole / Cercando il nuovo mondo […] Sulla spiaggia stava Montezuma / Con le sue perle e le foglie di coca […] Offrirono la vita in sacrificio / Perché altri potessero andare avanti”
“Peaceful Valley Boulevard”: “Un giorno risuonarono spari nella quieta valle / Dio stava piangendo lacrime che cadevano come pioggia / E l'uomo bianco mise piede nella pianura […] Presto gli antichi fiumi presero a bollire / Madre Natura assorbì veleno nel suo suolo […] Un bambino nacque chiedendosi il perché”
C'è una serie di canzoni che utilizzano l'acqua e il mare come elementi di perdita, di pace: sono i luoghi da cui proveniamo e a cui desideriamo ritornare, di fatto un eden.“Sono in piedi lungo la costa / È così bello là fuori / Partire con il vento che spira” (“Through My Sails”).
È mezzanotte sulla baia, le luci risplendono / E le barche a vela ondeggiano / E quella fresca brezza d'oceano soffia sulle Keys […] Mezzanotte sulla baia / Mi fa stare proprio bene” (“Midnight On The Bay”).
Dove il sole colpisce l’acqua / E le montagne incontrano la sabbia / C’è una spiaggia dove passeggio qualche volta / E forse laggiù la incontrerò” (“Looking For A Love”).
E infine l'uso di scenari, naturali o surreali, come metafora di concetti, o meglio come “via” interpretativa attraverso cui accedere a maggiori profondità di comprensione.
Dove l'avvoltoio scende planando su un'autostrada d'asfalto che si insinua / Attraverso biblioteche e musei, galassie e stelle / Nei ventosi saloni dell'amicizia verso la rosa tagliata dalla frusta / Il motel dei compagni perduti attende con la piscina riscaldata e il bar” (“Thrasher”).
Ho sognato che vedevo navi spaziali argentate che aspettavano / Nella gialla foschia del sole / C’erano bambini in pianto e colori in volo / Tutt'intorno ai prescelti / Tutto in un sogno, tutto in un sogno / L’imbarco ebbe inizio / Condurre il seme argentato di Madre Natura verso una nuova casa nel sole” (“After The Gold Rush”).

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Altre risorse:

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