6 dicembre 2017

ALESSANDRO VIETTI: REAL MARS



Real Mars è la missione che porterà l'uomo su Marte: l'equipaggio, costituito di quattro astronauti europei, due uomini e due donne, prima dello sbarco dovrà affrontare un viaggio lungo e difficile. Ma prima di tutto questo, Real Mars è un reality show. Anzi, è IL reality show: milioni di telespettatori in tutto il mondo, decine di reti tv completamente dedicate, una macchina miliardaria senza precedenti. A nessuno importa davvero della missione e di ciò che rappresenta perché tutti attendono di sapere cosa accadrà a bordo: chi vuole andare a letto con chi, chi ha un passato strappalacrime o un parente a casa malato di tumore, e naturalmente se ci saranno misteri a bordo (misteri che, sin dal momento del lancio, vengono preannunciati in mondovisione da presunte veggenti).
La navicella spaziale è la nuova e avanguardistica casa del Grande Fratello, concepita sulla pelle degli astronauti grazie ai quattrini forniti dagli sponsor, senza i quali la missione non avrebbe potuto compiersi. Insomma, uno schifo come non se n'è mai visti, l'elogio del decerebrato homo televisivus, il tripudio della bassezza e della vuotezza.
Alessandro Vietti ha scritto un libro completamente fuori dai canoni della fantascienza abituale, entrando a pieno titolo in quella schiera alternativa di fanta-real-scienza di cui il sacrosanto maestro è James G. Ballard. Almeno a mio parere, per i suoi intenti Real Mars ha una doverosa somiglianza con La mostra delle atrocità. Per due motivi, che poi spiegano anche perché questo romanzo sia davvero valido. Il primo motivo risiede nei contenuti e nel messaggio che vuole comunicare con allucinante fermezza. Vietti ci descrive uno zoo di persone atroci, né più, né meno. Marte? Dimenticalelo! Esiste solo nel titolo (del reality come del libro). In questa storia... non succede nulla! Sì, qualche sporadico evento minaccia la riuscita della missione, con una sospettosa puntualità che segue i comandamenti televisivi (decantati, tanto per essere nudi e crudi sin dall'inizio, in apertura al libro). Ma il lettore che si aspetta di leggere la storia di una missione su Marte, capirà ben presto di essere fuori strada... anzi, fuori rotta. E' l'umanità a essere fuori rotta, ad aver perso il senno, preoccupata com'è di rimestare nel torbido delle vite altrui tramite tv e social network, anziché farsi due domande su Marte o sulla scienza o su cosa c'è al di là della volta celeste. Purtroppo per noi tutti, Vietti non scrive di ipotesi fantastiche o speculazioni al limite tra possibile e impossibile, ma sviscera la realtà che esiste fuori dalla porta o, per meglio dire, oltre lo schermo delle nostre tv ultrapiatte e dei nostri smartphone. Riuscendo in un'impresa non da poco, perché di solito (come ben sa chi scrive e partecipa ai concorsi letterari, in questo o altri generi) se la storia non è sorretta da una struttura narrativa tipica e, diciamo così, già comprovata, difficilmente l'opera ottiene il risultato che si prefigge e i consensi delle giurie. La solidità, se non sta nella struttura, deve stare da qualche altra parte... e le cose non si fanno per niente facili. Real Mars (pubblicato da Zona42) senza neanche molta pubblicità ha vinto il Premio Italia, dimostrando che si può fare e che quando si maneggiano gli elementi critici del nostro presente, con cui chiunque può confrontarsi nel proprio quotidiano, tutto si fa sempre più interessante.


Seconda ragione, lo stile narrativo. Ovviamente per poter funzionare, un'idea del genere necessitava di una narrazione forte e soprattutto che ne rispecchiasse gli intenti. Una narrazione convenzionale basata sul punto di vista degli astronauti non avrebbe mai potuto funzionare. Invece l'autore cambia il punto di vista da capitolo a capitolo, passando in rassegna i telespettatori delle più disparate provenienze e preferenze, tutti inesorabilmente prototipi di quell'homo televisivus che rappresenta gran parte di noi. Il lettore conosce gli astronauti e assiste allo svolgersi della missione tramite l'esperienza di Real Mars: programmi tv, gossip su internet, notizie sui giornali, ma anche il dialogo tra gli spettatori, i commenti, e altro ancora. Trecento pagine dense quelle di Real Mars, che di norma non sono tante, ma in un contesto così fanno sentire il loro peso. A mio modesto parere, una maggior brevità in alcuni punti avrebbe reso il testo ancor più tagliente e acuminato, sempre in funzione del fatto che qui lo stile sorregge a piene mani il messaggio e intrappola il lettore, che non ha vie di scampo se non continuare ad assistere, proprio come gli spettatori. Un'autentica mostra delle atrocità del 2017 dC. E poi, finalmente, si giunge al termine e... è così che va a finire?
Me lo chiedo sul serio, e non sto neanche più parlando del libro: andrà a finire così? Le luci si spengono, nessuno sguardo verso le stelle lassù, nessuno sguardo verso la Terra quaggiù, niente domande, niente ricerca di risposte, solo tv accese che finito un programma passano a quello dopo, senza un passato e senza un futuro e senza neanche il barlume di un pensiero sulle ragioni fondamentali dell'essere? E' a questo che vogliamo arrivare? E' qui che ci ha portato la storia? E' per arrivare qui che abbiamo civilizzato e infettato un pianeta?
Non so se questo sia il parere dell'autore, ma io sono abbastanza incline a pensarlo e non nutro grandi speranze per il futuro. La visione di espansione galattica di Asimov (tanto per dirne una) è un'utopia che forse nemmeno le innocue pagine della fantascienza possono più permettersi. Real Mars invece accadrà davvero. E per adesso ha contribuito a ricordarmi ancora una volta (grazie Alessandro!) la merda in cui l'umanità sguazza come una scrofa sazia e gravida. Non c'è stato neanche bisogno di parlare di robot assassini, velivoli misteriosi o epidemie apocalittiche, ma solo di tv.


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