7 aprile 2018

CHINA MIEVILLE: CITTA' RITROVATE E STRADE PERDUTE



Ieri sulla BBC inglese ha debuttato la miniserie tratta da La città e la città di China Mieville, autore britannico che da un ventennio circa fa parlare di sé nell'ambito del fantastico. La storia di questo romanzo risalente al 2009 ruota intorno al caso di una donna ritrovata morta e di un detective che indaga sul caso, tuttavia il cuore del libro non sono i personaggi o la trama, ma le città del titolo, protagoniste indiscusse sulle quali si focalizza l'attenzione di Mieville e del lettore. Le due città sono est-europee, Besźel e Ul Qoma, ma stranamente sono ubicate nello stesso spazio geografico: sono, per così dire, sovrapposte. La causa è un fenomeno chiamato Frattura che Mieville (saggiamente) non spiega, ma intuiamo che si tratta di una sorta di intersezione tra due realtà. Infatti i punti di contatto vengono chiamati intersezioni e sarebbe possibile spostarsi da una città all'altra, se non fosse che è illegale e costituisce reato.
La premessa è geniale e rappresenta senza ombra di dubbio la ragione dietro all'apprezzamento del romanzo, che ha ottenuto vari riconoscimenti internazionali. Per addensare il mistero man mano che il libro procede, ecco che potrebbe esistere una terza città, di cui nessuno sa (o dice) nulla. Ed è su questa terza città ritrovata che stava lavorando la donna uccisa...
Come dicevo, a essere maggiormente interessante è il contesto delle due città, l'osservazione che fa Mieville delle architetture impossibili e degli abitanti che le abitano. E' un mondo rigido e ostile quello che descrive: Besźel e Ul Qoma sono di fatto città-stato e l'ente chiamato Violazione mantiene lo status-quo di separazione tra le due città a qualsiasi costo. I cittadini di ciascuna città sono infatti obbligati a ignorare qualsiasi elemento dell'altra e i bambini sono considerati veicoli d'infezione.
La struttura da giallo, invece, a mio parere limita le possibilità di un'idea e un contesto dotati di immenso potenziale, anche a livello speculativo. A lettura terminata resta l'impressione che il contenuto sia più valido della confezione in cui è stato riposto, per la quale l'autore non sembra essersi sforzato più del necessario. Mieville non brilla né per i personaggi (qui al limite del cliché) né per uno stile di scrittura particolare o accattivante. Non è un maestro della narrazione fluida e piena (alla King) e questo va bene, perché non sarebbe adeguata a ciò che scrive; ma non ha nemmeno un taglio netto e freddo da coroner (come un Ballard o un Dick). Sembra piuttosto anonimo e nella media, senza infamia né lode. Nel caso di La città e la città il conto è pareggiato dalla grandiosa visione che offre e dalla complessiva leggerezza di lettura che rende il libro accessibile a chiunque (anche questo un aspetto da non sottovalutare).
Pagella: idee alla base ****½ ;  sviluppo *** ;  consigliato ****


Che a Mieville piaccia inventare situazioni al limite del grottesco e manipolare inediti mix di generi, lo dimostra bene uno dei suoi primi romanzi, Perdido Street Station (2000). Paragonarlo a La città e la città è interessante perché l'esperienza di lettura tra i due è completamente agli antipodi pur basandosi su elementi comuni. Il miscuglio qui è talmente bizzarro che si può ricondurre alle storie di mostri Otto-Novecentesche, al new-weird e parzialmente allo steampunk (China Mieville viene comunemente ricondotto a questi due generi).
Il romanzo prende vita grazie alla città e alle creature che l'autore si diverte a immaginare fondendo ambientazioni retrò (qualcuno dice Vittoriane) con elementi noleggiati dall'horror, dal fantasy, dalla fantascienza e dal noir. E ne tira fuori un tomo di oltre 700 pagine che non è semplice da leggere, vorticoso e allucinato, ricco di dettagli, atmosfere e colori, con una storia fatta di tante piccole storie. Perdido non è sempre facile da seguire nelle sue frequenti divagazioni, è privo di un vero e proprio punto e sembra ostentare la sua forma allucinata parallelamente al ruolo preponderante che le droghe hanno negli eventi narrati. Questo lo avvicina pericolosamente, a mio parere, all'esercizio di stile piuttosto che a un romanzo del fantastico con una sua integrità di forma e contenuto. Mieville non è William Burroughs, Cormac McCarthy o Philip Roth, e ha intenti diversi. Nella fantascienza, un esempio di scrittura sperimentale e visionaria meglio riuscito è Light (Luce dell'universo) di M. John Harrison. Tuttavia, proprio per il suo insieme di personaggi, luoghi e situazioni strambe, grottesche e viscerali (certe scene mi hanno ricordato il David Cronenberg prima maniera), vale lo sforzo.
Perdido è il primo della trilogia del Bas-Lag, a cui fanno seguito (sebbene ognuno sia una storia a sé, autoconclusiva) La città delle navi e Il treno degli dèi. Bas-Lag è il nome del mondo disegnato da Mieville, popolato da diverse razze intelligenti e costruito su un misto di urban fantasy e fantascienza. Ecco di cosa parla, più o meno (con l'impagabile aiuto di Wikipedia, chiedo venia).
Isaac è un eccentrico scienziato che vive nella città di New Crobuzon. Ha una relazione clandestina con Lin, di razza Khepri (donna-coleottero). Lin è una scultrice a cui viene commissionato il ritratto di un boss della malavita. Isaac viene contattato da un Garuda (uomo-uccello) menomato delle ali, che gli chiede di dargli un nuovo paio d'ali. Mentre studia vari esseri alati per capire come riuscire nell'impresa, Isaac riceve una misteriosa larva, la cui detenzione è illegale, che si ciba solo di una droga allucinogena chiamata "merdasogni". Quando Isaac riesce a procurargliela, la creatura inizia a trasformarsi in un mostruoso insetto-farfalla che prosciuga i sogni degli esseri senzienti, lasciandoli nell'apatia. Ci sono altre larve in città: completata la metamorfosi, le creature seminano il terrore a New Crobuzon.
Pagella: idee alla base *** ;  sviluppo *** ;  consigliato ***



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