27 maggio 2018

J.G. BALLARD – FORESTA DI CRISTALLO / TERRA BRUCIATA (CATASTROFI AL CONTRARIO, PT.2)



Completamente agli antipodi dello scenario descritto in Il mondo sommerso, nell'opera successiva, Terra bruciata, il mondo futuro è desertificato e inospitale, la fine del pianeta. Questo costringe i pochi superstiti all'interno di micro-società “governate da perfette relazioni astratte, un'intera geometria di spazio-tempo, di emozioni e azioni”. Il protagonista si muove tra un villaggio abbandonato, sulle rive di un fiume prosciugato, e la costa, dove l'ultima comunità cerca di sopravvivere con violente corse verso le rarissime pozze d'acqua. Assieme a lui, vi sono l'ex moglie e una serie di personaggi-fantasma. “È un mondo totalmente astratto”, dice Ballard, vicino più che mai al surrealismo di Dalì. Il percorso dei personaggi acquista un senso quando essi rispondono positivamente al nuovo ambiente, all'adattamento, alla disgregazione del passato civile, sicuro, in vista di un futuro dagli inesplorati confini sia geografici che mentali.
A differenza del magistrale Il mondo sommerso, da un punto di vista letterario Terra bruciata sembra faticare un po' nell'estendere la vicenda alla lunghezza di un romanzo. L'idea avrebbe tratto beneficio da un trattamento più condensato e tagliente.


Con Foresta di cristallo, tra le sue opere più celebri e apprezzate, Ballard assesta un finale potente alla sua trilogia d'esordio. Il romanzo deriva da un racconto precedente, da alcuni considerato anche migliore e più efficace. In Africa la foresta inizia un incredibile processo di cristallizzazione: ogni cosa, inclusa l'aria, assume le sembianze di cristallo o ghiaccio. Il fenomeno sembra destinato a espandersi a tutto il globo. Sanders, il medico di un villaggio, si sente chiamato a diventare parte di quel nuovo mondo. Esso infatti corrisponde a una condizione tangibile di vita eterna, intoccabile dal tempo e dai cambiamenti.
Allo stesso modo degli altri, il protagonista di Foresta di cristallo sceglie l'eternità e si “immola” in un mondo senza tempo, valicandone quindi i confini. Ballard introduce l'elemento tempo in modo esplicito, trattandolo come parte attiva: l'eternità, la memoria, la morte, ovvero ciò che sfugge alla comprensione umana, il nostro struggimento più grande. I cristalli eterni promettono le risposte a qualunque dubbio, basta soltanto accettare la metamorfosi e diventare parte di essi. Il tempo è un filo molto importante nella sua narrativa: cristalli e statue ricorrono spesso, in particolare nei racconti della prima fase “simbolista”, e servono sempre per rappresentare l'immobilità e l'eternità, ovvero l'uomo che tenta di fissare il tempo arginando paura e morte.
Come per tutti gli aspetti ricorrenti nella narrativa ballardiana, anche questo affonda le radici nell'infanzia. La vita agiata e stabile che James conduce da bambino insieme ai genitori nella Shangai pre-guerra, termima all'improvviso con l'attacco a Pearl Harbor. La famiglia Ballard viene internata in un campo di lavoro giapponese: “ho visto il tempo improvvisamente fermarsi, e ha cominciato a ticchettare un orologio molto diverso e terribile. Era sconcertante per un dodicenne andare dagli amici e trovare case vuote con finestre spalancate e valigie fatte a metà sui letti. Penso che mi abbia portato a realizzare che il confortevole procedere dell'orologio durante la nostra giornata, che misura le nostre vite, è un'immensa illusione, e con esso c'è un insieme di illusioni legate a chi siamo e alle nostre relazioni con gli altri. Molti dei personaggi dei miei racconti e romanzi hanno barlumi improvvisi di ciò che capiscono essere una realtà più ampia, un passato più profondo inscritto nella razza umana, quando l'orologio quotidiano si è fermato e ci sono orologi molto più grandi i cui movimenti sono impercettibili ma che coprono giganteschi periodi di tempo man mano che la razza umana evolve”.


In conclusione, “i cambiamenti geofisici che avvengono in Terra bruciata, Il mondo sommerso e Foresta di cristallo sono tutti positivi e benigni. È di questo che parlano i libri”, spiega Ballard. “Questi cambiamenti ci consentono di raggiungere i nostri obiettivi psicologici, quindi non sono affatto storie di catastrofi”. Nonostante le mentite spoglie di romanzi apocalittici, tutti e tre i libri sono storie catastrofi al contrario: i finali sono positivi per i rispettivi protagonisti perché essi colgono e accettano le nuove logiche necessarie alla sopravvivenza e al raggiungimento di un nuovo livello di esistenza. Sposano la trasformazione in atto, sia esterna che interna; scendono a patti con i cambiamenti anziché ribellarsi a essi, cosa che invece fanno altri personaggi destinati a soccombere. “Tutti gli altri personaggi di questi primi tre libri reagiscono come farebbero tutti: se la diga crolla, scappano sulle colline. Solo il protagonista è capace di vedere il complesso di possibilità offerte dal disastro”. Che poi è ciò che accade nella fantascienza classica, dove gli eroi combattono il cambiamento e non ne sono coinvolti mentalmente. “L'eroe segue la logica della sua mente”, spiega Ballard. “Ritengo siano storie di realizzazione psicologica. […] Situazioni come i grandi disastri naturali o le guerre sono enormi trasformazioni della vita quotidiana, dove le barriere tra il mondo esterno e il mondo interno della mente iniziano a cadere e si comincia ad avvertire come una sovrapposizione”.
Nota: Terra bruciata è fuori catalogo in Italia e reperibile solo in una vecchia edizione Urania.


Foresta di cristallo

Terra bruciata


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