17 giugno 2018

RICHARD K. MORGAN: ALTERED CARBON, OVVERO COME CAMBIO PELLE



Altered Carbon, romanzo d'esordio dello scrittore britannico Richard K. Morgan, parte con una premessa affascinante: nel futuro la reincarnazione è diventata una possibilità concreta. Da un lato, la propria coscienza può essere trasferita in un altro corpo, grazie alla tecnologia del "carbone alterato", in modo da ingannare la morte, sopravvivendo per esempio a un incidente fisicamente mortale. Dall'altro lato, tuttavia, il corpo ricevente deve essere un guscio di carne libero dalla sua vecchia coscienza: è la "custodia" di chi è stato immagazzinato, trasgressori della legge messi in stand-by in uno stato di prigionia peggiore di qualsiasi gabbia, un'esistenza immateriale legata a dei supporti digitali.
La vita del "nuovo" Takeshi Kovacs, ex soldato, prende il via proprio da qui: dopo un lungo periodo di immagazzinamento, si risveglia all'interno delle carni di un poliziotto e viene assunto (o meglio, ricattato) da Bancroft, un miliardario Mat (Matusalemme con alle spalle vari corpi giovani), perché faccia luce sul suo stesso omicidio/suicidio. Kovacs inizia così ad addentrarsi nei giri di interessi, potere e malaffare della città di Bay City.
Le premesse di Altered Carbon (noto nella precedente edizione italiana anche come Bay City) sono fortemente fantascientifiche, dal sapore cyberpunk, ma la storia rientra nel genere noir ed è ambientata in un fosco scenario urbano di un futuro ovviamente distopico. L'autore, per sua ammissione, si è ispirato a Blade Runner di Philip K. Dick, ai romanzi di William Gibson e quelli hard-boiled.
La storia è narrata in prima persona da Kovacs e questo costringe il lettore ad assumere sempre e solo il suo punto di vista. Una scelta utile alla trama basata sulle indagini e sul progressivo coinvolgimento di Kovacs, ma meno adatta a esaltare il contesto futuristico nell'affresco che invece meriterebbe. Il difetto principale di Altered Carbon è che le premesse non vengono approfondite. Si incentra infatti completamente sulle intricate peripezie di Kovacs, sui colpi di scena, su una crescente complessità che a tratti mi ha fatto perdere il filo sulle azioni e le motivazioni dei personaggi. Alla fine non c'è la profondità che ci si augurava e le ottime idee di partenza vengono trattate superficialmente, a livello televisivo, come se l'autore si fosse dato come obiettivo soltanto il ritmo incalzante, i colpi di scena, una spirale di massacri, fughe, torbido sesso... Insomma, tutto un po' troppo stereotipato. Le elucubrazioni di Kovacs appaiono talvolta un po' forzate o eccessive: è un personaggio sopra le righe che non risulta molto realistico né consente al lettore di identificarsi completamente in lui, ma questo è accettabile visto lo spirito hard-boiled dell'insieme.


Non mi pare che il libro affronti adeguatamente il concetto di reincarnazione/trasferimento, le grandi implicazioni umanistiche e filosofiche dell'idea, ma si limiti spolverare la trama con qualche facile domanda (quanto è legittimo il trasferimento?, dove sta il confine tra opportunità e abuso?) giusto per  dare colore. E' perciò il lato hard-boiled a emergere in maniera preponderante, lasciando da parte le altre potenzialità. Non si discute che sia ben scritto e che, limitandosi ai confini del noir fantascientifico, abbia le sue ragioni per essere un'opera valida (ha vinto anche il premio Philip K. Dick), ma personalmente trovo riduttivo il risultato finale in confronto alle potenzialità iniziali. In questa cerchia ho preferito La città e la città di China Mieville.
Altered Carbon è uscito del 2002 (in italia qualche anno dopo e tradotto dal grande Vittorio Curtoni) ed è stato poi seguito da altri due romanzi che compongono la trilogia incentrata su Kovacs: Angeli spezzati e Il ritorno delle furie, di prossima ristampa sempre per Tea. Inoltre il romanzo è stato adattato recentemente per una serie tv (motivo delle ristampe dei libri, da tempo introvabili); la serie promette bene e mi incuriosisce assai.

Nessun commento:

Posta un commento