30 marzo 2018

CTHULHU E IL MALE RAZIONALE: IL DISTURBANTE FASCINO DI H.P. LOVECRAFT



Sono pochi gli scrittori che possono vantare di aver plasmato una grossa fetta dell'immaginario fantastico novecentesco e Howard Philips Lovecraft è tra questi. Nato nel 1890, poco apprezzato in vita, dopo la morte nel 1937 ha ottenuto un riconoscimento sempre più grande non solo per i suoi racconti in quanto tali, ma per la mitologia a cui ha dato origine grazie a quei racconti. La sua opera ha partorito migliaia di ereditieri su tutto il pianeta in oltre mezzo secolo di cultura popolare del fantastico (horror, fantascienza, fantasy e tutte le varie ibridazioni ed evoluzioni di tali macrogeneri, come weird e dark fantasy, tanto in letteratura quanto in cinema e tv, ma andando molto oltre, fino alla musica e alle arti visive), in modo ancor più pervasivo di altri grandi nomi quali per esempio J.R.R. Tolkien.
Non è stato necessario nemmeno essere un Signor Romanziere, un eccellente scrittore, per raggiungere questo status, anzi. La sua prosa viene spesso criticata per il suo stile arcaico, ridondante, a volte ampolloso e poco sottile, pieno di descrizioni e digressioni e con scarsissimo uso di dialoghi. A sopravvivergli sono le sue idee, non certo il suo stile o il suo talento di paroliere. E mieteranno ancora molte vittime nei decenni a venire nel panorama del fantastico.
L'opera omnia di H.P.L. è costituita di una mole impressionante di racconti e romanzi brevi, in gran parte personali ma anche frutto di collaborazioni con altri autori (nonché revisioni di materiale altrui), partoriti tra circa il 1916 (anno dei suoi primi due racconti, Dagon e La Tomba) e il 1935.
Quali sono le ragioni dietro a un'eredità così... mostruosa? Se guardiamo le tematiche ricorrenti nei suoi testi, derivate come di consueto da alcuni aspetti della vita privata, ci si rende conto che la genialità (probabilmente in buona parte involontaria) di Lovecraft risiede nell'aver saputo creare un piatto nuovo, mai sperimentato prima, con ingredienti validi e conosciuti, non ancora esplorati al pieno delle loro potenzialità.

L'horror
La matrice narrativa dello scrittore di Providence, Rhode Island, è il gotico. Dapprima seguendo la tradizione di Edgar Allan Poe, suo mentore letterario, e in seguito l'influenza di Lord Dunsany, scrittore horror poco noto. Mentre Poe è un poeta dell'anima tormentata e i suoi terrori sono per lo più sovrannaturali e metafisici, Lovecraft sin dall'inizio è decisamente più concreto nelle sue visioni di diverse realtà e nature. I racconti del primo periodo (tra i più importanti Dagon, La Tomba, Oltre il muro del sonno, tra il 1916 e il 18) sono differenti da quelli a partire dal 1919. Dunsany colpisce il giovane Lovecraft quando lo conosce nel 1919: da quel momento in poi introduce nelle sue opere un elemento onirico che calza piuttosto bene con i contenuti e l'ispirazione effettivamente onirica dei suoi racconti.
Non a caso è nella seconda e più matura fase produttiva, più o meno a partire dal 1919/20 e soprattutto dal 1926 (dopo il suo ritorno definitivo a Providence), forte di un approccio onirico e mitico, che lo scrittore crea il ciclo di Cthulhu. il 1919 e il 25 in racconti come La nave bianca, La sorte che colpì Sarnath, La dichiarazione di Randolph Carter, Celephais, I gatti di Ulthar, Nyarlathotep, Il caos strisciante, La città senza nome, Herbert West rianimatore e La paura in agguato, il cambiamento di direzione è evidente, così come (almeno in alcuni di essi) l'influenza di Dunsany. Del periodo 1926-35, invece, tra i racconti (in alcuni casi veri e propri romanzi brevi) più noti si annoverano Il caso di Charles Dexter Ward, Le montagne della follia, Il richiamo di Cthulhu, La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath , La maschera di Innsmouth e il saggio sulla letteratura soprannaturale Supernatural Horror in Literature.
Il gotico ha radici ancor più profonde nel giovane Lovecraft, cresciuto da un nonno che gli leggeva le fiabe dei Grimm e le Mille e una notte, mentre con la famiglia viveva in una immensa villa di campagna.


Una vita difficile
Anche la vita reale riserva degli orrori che incidono sull'immaginario del futuro scrittore: la vita senza il padre, ricoverato in manicomio fino alla fine, e la morte della nonna che lo ha introdotto all'astronomia. Da tutto questo Lovecraft trarrà personaggi, luoghi e ossessioni narrative. Cresce represso da una famiglia molto chiusa e con un percorso di triste decadenza economica. Anche una volta staccatosi dalla famiglia, le pubblicazioni di svariate poesie e racconti non gli fruttano introiti sufficienti a vivere serenamente, né gli vengono riconosciuti grandi meriti. Lovecraft ottiene pochi riconoscimenti fintanto che è in vita e il suo lavoro più stabile resta quello di revisore e ghost-writer per testi altrui (al punto che nel 1935, dopo L'abitatore del buio, suo ultimo racconto, smette definitivamente di scrivere opere personali; due anni dopo morirà di tumore a soli 46 anni). Soffre di crisi nervose e costanti mal di testa, ha una vita sociale difficile e incostante. Anche il suo primo (e unico) matrimonio con Sonia Green, con la quale passa un breve periodo a New York (momento da cui trae i racconti Orrore a Red Hook e Lui) fallisce velocemente.
Se la matrice della sua narrativa è quindi il gotico, che evolve dal mistero più “terreno” all'onirico più visionario mantenendo un profondo senso di inquietudine di fondo, Lovecraft riesce poi a infondergli elementi del tutto personali che presagiscono (e contribuiscono a codificare) i generi a cui ci riferiamo oggi, sviluppatisi nel corso del 900. Anche tali elementi derivano da aspetti della vita personale.


Scienza e conoscenza
Oltre all'astronomia, da cui rimane affasciato sin dall'infanzia, Lovecraft è un estimatore delle scienze razionali e fisiche. I protagonisti dei suoi racconti, in gran parte, sono coinvolti in ricerche e scoperte scientifiche che poi trascendono i limiti razionali. A quell'epoca le scienze sono in piena espansione, le conoscenze in grado di spiegare la Terra e l'universo vedono una crescita come mai prima nella storia umana (si pensi alla rivoluzione astrofisica einsteniana), e il romanzo scientifico-avventuroso ottocentesco conosce un'ampia diffusione. Lovecraft nasce e muore ateo, rifiutando sempre qualsiasi forma di religiosità e spiritualità. La fusione tra il mondo attuale e l'immaginario dell'orrore consentono a Lovecraft di sconfinare la visione del Male dai suoi contorni biblici e tradizionali per portarla in un'ambientazione realistica contemporanea basata sulle scienze razionali, e costruirci al di sopra un'intera cosmologia di divinità, servitori e vittime. La vera natura della realtà, in Lovecraft, non è riconducibile alla superstizione o alla religione, ma si presenta concreta e materiale pur restando per lo più ignota, troppo al di là dei nostri i mezzi cognitivi in quanto coinvolge forze esterne, cosmiche.
Un pioniere, insomma, da cui tanti grandi autori del fantastico successivi (come Stephen King) hanno tratto il cuore della loro poetica.


La follia
I protagonisti di Lovecraft, dopo aver travalicato i limiti della conoscenza razionale per raggiungere la “conoscenza proibita” che svela l'esistenza di altri mondi, cadono vittima della pazzia. La comprensione o l'accettazione di altre realtà, governate da regole ed esseri inanerrabili, è impossibile e perciò la sanità mentale si sgretola. Molti racconti iniziano con il protagonista che racconta in prima persona la disperata ricerca di una conoscenza che poi lo distrugge (questa è una struttura ricorrente in Lovecraft). Se scaviamo più in profondità delle conoscenze razionali, ci dice Lovecraft, cadiamo vittime di un assoluto terrore cosmico.

L'umanità e l'universo
La razza umana, in Lovecraft, è alla mercè delle creature che governano l'universo ed è messa a repentaglio dal loro ritorno. Creature ancestrali di altre dimensioni, che un tempo dominavano la Terra e che spazzeranno via ben presto il debole impero umano. In effetti molti uomini sono loro diretti servitori (per esempio di Cthulhu) e spesso coincidono con società o individui meno avanzati, più primitivi, tanto che Lovecraft viene spesso accusato di razzismo (all'epoca erano piuttosto diffuse e comuni le ideologie “ariane”, aspetto che comunque non aggiunge né toglie niente alla narrativa e alla mitologia forgiata dallo scrittore). Tanto per il singolo protagonista della vicenda, quanto per l'intera umanità lungo tutta la sua opera, non esiste un lieto fine: erano, sono e saranno sempre le tenebre a dominare, nature diverse e mostruose ai nostri occhi. Ma sono nature, come dicevo più sopra, materiali e non assimilabili a un Dio astratto, figurato, effettivamente non presente e che esercita potere solo mediante il suo credo. Gli dei di Lovecraft sono tangibili, così come lo scontro tra noi e le creature dell'altrove. Nulla è spiegabile dalla nostra scienza, ma ciò non toglie che vi sia comunque una scienza aliena che ne giustifichi l'esistenza. Questo approccio materiale ci consente di accreditare Lovecraft anche allo scenario fantascientifico.


La sessualità
Prerogativa dell'horror gotico più puro è l'assenza di tematiche romantiche o sessuali. Lovecraft scrive di un mondo essenzialmente maschile. Così come nella vita, anche nella narrativa sembra non essere a suo agio con le virtù femminili (le donne nei suoi racconti sono poche, marginali e negative) abbracciando la discriminazione delle donne, anch'essa segno di tempi nei quali le ideologie razziste erano la normalità.

Anni fa uscì per Mondadori una splendida serie di 4 volumi completa di tutti i racconti originali di H.P. Lovecraft più i testi scritti in collaborazione e le revisioni, ma oggi è fuori catalogo (la mia me la tengo stretta!). Potete reperire i cicli più celebri in due recenti ristampe, Cthulhu e Necronomicon; in più si trova ancora il volume unico Tutti i racconti.

 
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