1 febbraio 2015

KEROUAC: I SOTTERRANEI


All'inizio dell'estate del 1953 Jack Kerouac vive con la madre a New York, in una casa comprata prima del Natale precedente, e decide di partire per un nuovo viaggio verso la California. Lavora per un po' su una nave mercantile ma l'esperienza lo delude, così a metà agosto è di nuovo a New York. Qui accade che conosce e instaura una relazione con una ragazza di colore che frequenta il Greenwich Village insieme a Allen Ginsberg e compagni. I due mesi successivi sono frenetici e appassionati, e appena la relazione giunge al termine Jack la descrive in un manoscritto, scritto in tre notti senza pausa: I sotterranei.
La prima stesura è totalmente realistica; in seguito Jack la rivede facendo delle variazioni in vista di una possibile pubblicazione, per esempio cambiando lo sfondo da New York a San Francisco. Solo alla fine del 1956, a New York – di ritorno da un difficile periodo a Città del Messico, narrato in Angeli della desolazione – in una settimana Jack ribatte a macchina il testo. Un anno dopo ancora (ottobre-novembre 1957, Florida) rivede ulteriormente le bozze per la pubblicazione che avviene nel 1958.Jack presenta così il libro all'editore: “Il libro prende le mosse dalle Memorie del sottosuolo di Dostoevskj, la confessione delle sofferenze più tormentate e segrete di chi si trova alla fine di una relazione di qualunque genere. La prosa è quella che ritengo sia la prosa del futuro, prodotta dalla mente conscia in superficie e da quella inconscia, nella profondità limitata solo dai limiti del tempo che corre mentre la nostra mente corre con lui.” (Ann Charters, Vita di Kerouac).
Capolavoro della letteratura Beat e tra i titoli più apprezzati di Kerouac, I sotterranei è la dichiarazione della vita, dell'amore, della passione, della nuda anima umana. La prosa spontanea è continua, incalzante, equilibrata e mai eccessiva. Dopo aver letto questo manoscritto, Ginsberg e gli altri chiedono a Kerouac di spiegarne il metodo di composizione, e lui spiega che si basa sul jazz e sul bop: “un sax tenore prende un respiro e soffia un fraseggio dentro al suo sassofono, finché resta senza fiato e a quel punto la sua frase è completata”. Basti sapere questo, e nella lettura di I sotterranei il resto verrà da se, prenderà la forma voluta dalla mente del lettore.
È un romanzo di grande importanza per Kerouac, da lui stesso considerato tra i suoi migliori, se non il migliore; ed è sicuramente il testo che più rispecchia il vero Jack Kerouac dei primi anni 50, il periodo di On The Road. Il narratore di I sotterranei è molto distante dall'hipster di Sulla strada, ma è questa l'immagine più autentica del grande scrittore.

Kerouac con Mardou Fox (nel libro Arlene Lee)
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