26 novembre 2016

DORIS LESSING: IL SENSO DELLA MEMORIA



Di questa scrittrice, premio Nobel per la letteratura, ho letto Shikasta e Il senso della memoria. Entrambi questi libri (il primo un romanzo estremamente lungo e complesso che si può considerare di matrice fantascientifica, il secondo una troppo breve antologia che unisce due saggi e un racconto) parlano di memoria e caducità. Il racconto incluso in Il senso della memoria, di cui serbo il ricordo più vivido, parla del declino di una civiltà, un tempo fiorente, causato dalle scelte sbagliate di uomini volubili e deboli. Il tutto viene raccontato tramite la voce di Dodici, l'ultimo rimasto degli anziani governanti, che scrive le sue memorie. Il messaggio che l'autrice trasmette, tramite una storia semplice e adatta anche ai lettori più giovani, è l'estrema precarietà tanto della vita di ciascuno di noi preso come singolo, quanto della civiltà umana nella sua totalità. Entrambe le cose soltanto in apparenza sono solide e fiorenti: siamo abituati a considerarle così per via del nostro punto di vista, interno e soggettivo. Cambiando prospettiva e assumendo un punto di vista, per così dire, cosmico, tutto appare estremamente debole e precario.
È questo il punto di vista adottato in Shikasta, romanzo dove la Terra è osservata dall'impero di Canopo, che da millenni veglia sul nostro pianeta come su altri pianeti promettenti, tanto da contribuire all'evoluzione della specie dominante: l'uomo. Che però si rivela poi essere un disastro. Persino gli emissari di Canopo inviati sul pianeta cadono vittima della corruzione e dell'odio (l'autrice fa riferimento esplicito alle due guerre mondiali come l'apice della disuguaglianza e della violenza tra le popolazioni). Canopo intende allora salvare i sopravvissuti all'ultimo olocausto e riportare gli esseri umani all'armonia concepita inizialmente. Questo è Shikasta in poche, semplici righe: in realtà è una corposa mole di memorie, o “rapporti”, degli emissari di Canopo sulla Terra, spesso di non facile lettura (pochissimi i dialoghi) e di ancor meno facile rimembranza. La sua natura criptica e difficile ne rivela comunque la genialità. Doris Lessing non è autrice di intrattenimento, sebbene in Shikasta possa avere superato un po' il limite. Ma letti questi due libri, così diversi tra loro nella mole e nello stile, così forti dello stesso messaggio o, quantomeno, delle stesse sensazioni, non ho potuto evitare di procurarmene altri... Anche perché Shikasta è il primo romanzo di un ciclo chiamato Canopus in Argos: Archivi, che pure fa riferimento a una natura storica, biografica, archivistica, quindi alla memoria.
Dal mio punto di vista, quello di un lettore di fantascienza e fantastico che cerca la speculazione dentro alle storie per ottenere delle chiavi di interpretazione dell'esistente, Doris Lessing è una di quelle rivelazioni che lasciano senza fiato e con una sola domanda: perché non l'ho scoperta prima?


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1 commento:

  1. Ottimo, mi hai invogliato a leggere per colmare una lacuna notevole. :)

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