8 marzo 2017

KEROUAC: VANITA' DI DULUOZ


Sin dalla fine degli anni 50, Jack Kerouac entra in una crisi personale e creativa sempre più profonda, come abbiamo visto parlando di Big Sur e Satori a Parigi. Le cose si aggravano nell'autunno 1966 quando la madre viene colpita da un ictus e resta paralizzata. Jack decide di sposare Stella Sampas, sorella di un vecchio amico di Lowell, perché lei possa accudire la madre. Poco dopo si trasferiscono a Lowell, dove tutto è cominciato. In queste circostanze, perennemente ubriaco, Jack non scrive più molto ma rielabora materiale precedente, stimolato dalla città in cui è vissuto vent'anni prima. Nel marzo del 1967 riprende in mano un manoscritto iniziato in Florida anni prima, Vanità di Duluoz, ed entro giugno lo porta a termine. Secondo Jack, Vanità di Duluoz è uno dei suoi libri più riusciti, scritto con uno stile moderato in grado di trasmettere l'essenza degli anni raccontati e la loro diversità con quanto avvenuto in seguito. In effetti, proprio per questo è la più interessante tra le ultime opere, anche in forza del momento di reminiscenza e, ovviamente, del materiale antecedente su cui il romanzo è basato, scritto in giorni di maggior lucidità ed entusiasmo.
Il libro copre il periodo dal 1939 al 46: gli ultimi anni del liceo a Lowell, incentrati sulle imprese sportive e i primi interessi culturali di Jack, il trasferimento a New York alla Columbia University e la successiva amicizia con gli artisti che avrebbero dato vita alla scena Beat, passando attraverso le varie esperienze nella marina mercantile (in cui Jack riprende parte del materiale di Il mare è mio fratello, inedito all'epoca). Sin dall'incipit, il testo si pone come una confessione e un'autobiografia, senza alcun sotterfugio o mascheramento (a parte la variazione dei nomi di persona). Jack si rivolge alla moglie (Stella Sampas) per raccontarle dei suoi anni di crescita e maturità personale a artistica (anni che coinvolgono Sebastian Sampas, il fratello di lei, figura chiave, amico di gioventù, “iniziatore” di Jack dal punto di vista intellettuale, morto poi in guerra). Sebbene talvolta il racconto risulti un tantino prolisso quando Jack parla dello sport praticato al liceo, o in seguito della vita in marina, la parte interessante che ne ricaviamo è quella connessa alla “fame letteraria” del giovane Kerouac, del suo modo di rifiutare le regole e le prassi della vita per crearsi da solo una cultura in cui identificarsi davvero.
«Il povero vecchio Jonathan fu il primo ragazzo a portarmi verso gli interessi della letteratura seria, lontano dai gusti alla Sherlock Holmes […], e mi condusse a capire Hemingway e a tentare di scrivere come lui, e mi mostrò […] pellicole d'avanguardia, e costumi, e modi, e il jazz Dixieland.» racconta Jack. «Ero solito mancare alle lezioni almeno una volta alla settimana […] per poter andare alla biblioteca pubblica di Lowell a studiare per conto mio e a mio comodo […] semplicemente leggendo per dimostrare a me stesso che stavo leggendo. Eppure quello portò al vero interesse per la lettura.»
In un altro punto del libro, quando Jack è già a New York e frequenta la Columbia, la storia non è diversa: «Di primo mattino alle sei sveglia, prendo la colazione, ma niente libri, ci ho ripensato. Viaggio in piedi nella metropolitana fino a Time Square ma invece di fare i compiti guardo le facce della gente di New York a mio piacimento. È ancora una volta come a Lowell, salto le ore di scuola per studiare le altre sfaccettature della vita. È come se avessi potuto intitolare questo libro “L'avventurosa educazione di Jack Duluoz”.»


Dappertutto Jack ricorda e ci racconta in modo vivido, quasi fossero ancora vivi e in azione davanti ai suoi occhi (perciò davanti a quelli del lettore), dei “begli spiriti di una grande metropoli come New York”. Negli ultimi capitoli incontriamo i protagonisti della scena Beat e le loro donne: Will Hubbard (William Burroughs), Irwin Garden (Allen Ginsberg), Claude De Maubris (Lucien Carr), Edna Palmer (Edie Parker), June (Joan Vollmer). Jack racconta anche dell'assassinio di Dave Kammerer da parte di Carr e di come la vicenda lo coinvolge personalmente. Finisce in prigione (da cui esce su cauzione dopo il matrimonio con Edie Parker) e mentre è dietro le sbarre contempla il paesaggio dalla finestra: «ombre e sfumature della prigione. È di sabato sera in agosto, a New York, un tardo tramonto appare dorato in uno squarcio nel firmamento fra grandi banchi di nubi oscure […]».
Vanità di Duluoz è popolato da paragrafi descrittivi come questo, di assoluta bellezza, velati della malinconia del passato, ma anche ricchi di dettagli come una fotografia ancora fresca. Come quegli elementi letterari e paesaggistici che caratterizzano Kerouac, popolando la sua vita e le sue opere, e in definitiva trasformandosi nei simboli della sua anima più semplice e pura.
«Ma o quale splendido autunno, seduto alla mia scrivania […] e la mia tenue luce, e davanti a me stavano le immortali parole di Tom Wolfe che parla sui “climi” dell'America, il verde, pallido, scaglioso aspetto delle vecchie costruzioni dietro ai magazzini di deposito […], il rumore degli indiani nella ferrovia […]».
Infine, non manca la disillusione del Jack adulto, scrittore famoso ma infelice, mentre racconta degli anni in cui inseguiva il suo sogno. Il peso di una realtà sgradevole, fasulla, incomprensibile, che ha infranto l'entusiasmo di quegli anni vissuti tra Lowell e New York, è il fil-rouge sotterraneo di Vanità di Duluoz.
«Sono forse venuto fuori in questo mondo attraverso il ventre di mia madre la terra solo per poter parlare e scrivere come qualsiasi altro?» si domanda Jack. Ma, in un capitolo precedente del libro, ha già esplicitato la sua tesi senza concedersi ripensamenti: «Dopo tutto cos'è il successo? Uccidi te stesso e altra gente per arrivare in cima alla tua professione, tanto per dire, di modo che […] puoi restartene a casa a coltivare il tuo proprio giardino in santa beatitudine, ma nel frattempo […] le folle ti vengono in massa sul giardino calpestando tutti i tuoi fiori. Che significa tutto ciò?»
Vanità di Duluoz viene pubblicato subito nel 1968, ultima opera che esce quando lo scrittore è in vita. Un'altra catastrofe sconvolge la vita di Jack nel febbraio 1968: Neal Cassady, suo vecchio amico ed eroe di Sulla strada e Visioni di Cody, viene trovato morto assiderato sui binari di una ferrovia in Messico. Dopo questo evento, la famiglia tenta invano di distrarre Jack dall'alcolismo e dalla sua depressione portandolo in giro per l'Europa, ma dalla crisi non c'è ritorno. A Jack resta circa un anno e mezzo di vita, che trascorrerà quasi esclusivamente nelle nebbie dell'alcol.

Kerouac intervistato dalla nostra Fernanda Pivano nel 1966
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