5 luglio 2015

KING: REVIVAL (2014), RITROVARE IL GOTICO NELL'AMERICA CONTEMPORANEA



Revival si annuncia sin dal titolo e dalle dediche (Fritz Leiber, Bram Stoker, Mary Shelley, H.P. Lovecraft, Robert Bloch, l'amico Peter Straub ed altri) come una riproposizione della, e un tributo alla, narrativa fantastica americana di matrice gotica, tipica del periodo a cavallo tra 800 e 900 ma rimodernata a metà del secolo scorso da autori caleidoscopici come Bradbury e Leiber. King è sempre stato un erede di questo filone, avendo riplasmando il fantastico alla sua maniera, sfaccettandolo con elementi horror, thriller, fantasy ma soprattutto umanistici e moderni.
Il narratore di Revival, in prima persona, è un musicista di nome Jamie. Ci racconta la sua storia attraverso i momenti cruciali che cambiano la sua esistenza e che coinvolgono un reverendo di nome Charles Jacobs. Questi è il co-protagonista (perché altri non ce ne sono) e al contempo l'antagonista del romanzo. Le vite di entrambi procedono con episodi tragici e sconvolgenti come se fossero legate: perdono la fede e vivono esistenze per lo più vuote, riempite dalle proprie ossessioni. Jacobs in particolare, ogni volta che lo incontriamo è sempre più ossessionato dal suo singolare hobby: sperimentare strane forme di elettricità. La chiama "elettricità segreta" e crede di aver scoperto, imbrigliato in fenomeni elettrici naturali come i fulmini, una forza estranea al nostro mondo capace di aprire squarci in un'altra esistenza. Ma soprattutto in grado di curare i mali delle persone, almeno in apparenza.

Come nella tradizione della letteratura gotico-fantastica, King ci fa assaporare momento per momento, indizio per indizio, il coinvolgimento del narratore nell'ignoto e nel pazzesco, qui rappresentato da Jacobs, la sua figura di “guaritore errante” e i suoi folli esperimenti. Jamie dapprima è curioso, ma poi diventa scettico e infine terrorizzato, man mano che apprende i risvolti delle azioni di Jacobs, maturando sempre più odio verso di lui. Ma Jacobs sfrutta l'amore di Jamie per una donna in fin di vita per trascinarlo suo malgrado all'atroce epilogo. Ritroviamo quindi in Revival l'andamento episodico che ascende al climax conclusivo. L'abilità di King di destreggiarsi nel vissuto del personaggio e di popolare il suo passato in modo realistico e vivace (gli anni del rock & roll) rende il romanzo, com'è ovvio, molto più variegato di un semplice racconto basato su canoni: è un romanzo kinghiano a tutto tondo, vicino a noi (non distante come si potrebbe pensare all'idea di una matrice gotica), lineare e breve in modo da centrare l'intento senza eccessi di complessità o divagazioni. Paragonandolo ad altri recenti romanzi, si affianca a Mr. Mercedes per l'appartenenza a un filone che l'autore vuole rimaneggiare e al contempo tributare, mentre si avvicina a Joyland e Duma Key per atmosfere (il luna-park di Joyland viene anche citato apertamente; in effetti, raccontando in prima persona una storia ambientata in gran parte nel passato, i due romanzi sono vicini anche come stile, e King sfrutta l'esplicita menzione per dirci che fanno parte dello stesso continuum).

Quali sono gli orrori finali, immancabili in una storia di questo genere? Non potevano essere altro che un omaggio al padre onnipotente del gotico e della mitologia dell'orrore: H. P. Lovecraft. Quando Jacobs riesce ad entrare in contatto con l'al-di-là, esso è popolato dalle oscene creature e dagli dei striscianti che popolano i miti di Chtulu lovecraftiani. Né più né meno di un tuffo nell'horror capostipite della stirpe di figli ibridi di cui King è uno degli esemplari. Una svolta preannunciata nel corso del romanzo e che quindi ci si aspetta – almeno se si conosce questa letteratura – ma che, comprensibilmente, potrebbe lasciare con l'amaro in bocca qualche lettore più incline alle astrazioni che agli effetti speciali. Solitamente io sono proprio uno di quelli, ma in questo caso mi è parso non solo (come spesso succede con King) l'unico finale davvero giusto, ma anche un tocco di classe difficile da trovare tanto in King quanto nel resto della cultura popolare (per essere tocco di classe dev'essere di qualità, naturalmente). Tanto che sono andato a riguardarmi Il Seme della Follia, film di John Carpenter con gli stessi intenti, capolavoro di meta-cinema popolato dagli indicibili orrori primigeni, le radici di tutti quelli successivi a cui siamo abituati, nonché sguardo critico sul fenomeno massmediatico dell'horror. Revival mi ha fatto pensare a quel film e quel film, ora, mi fa pensare a Revival.
Tornando a noi, all'uscita (quest'anno in Italia, l'anno scorso in USA) Revival è stato annunciato come il grande ritorno di King all'horror – i soliti spot sensazionalistici – ma in realtà è una pacata e concisa vicenda fantastica, priva di facile retorica e condita con gli elementi che da sempre sono di interesse per King (la fede religiosa e la sua crisi, la possibilità di altri mondi ed esistenze, l'America degli anni 60 dove imperversano i classici rock and roll, la malinconia esistenziale e l'irrequietezza del vivere). Lo si può vedere, sì, come un ritorno ad elementi horror espliciti, ma non sono questi a fare il libro, come non lo era il sangue in Le Notti di Salem o, più recentemente, lo spettro in Joyland. Nulla di innovativo o imperdibile per il Fedele Lettore, o in generale da un punto di vista letterario, "solo" una bella prova di narrativa e onestà intellettuale, un'avvincente storia ricca di sentimenti umani e tragedia. È importante che Stephen King, grazie alla sua capacità e alla sua popolarità, mantenga in vita certi elementi di letterature “di genere” che hanno plasmato la forma della letteratura globale moderna, ma che oggi, vista la loro difficoltà di rinnovarsi uscendo dalla loro epoca storica, tendono ad essere snobbate e dimenticate alla stregua di noiose lezioni scolastiche.

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