4 agosto 2015

KING: OSSESSIONE (1977), CRONACHE DI AUTENTICA RABBIA (FIRMATA BACHMAN)



Questo è uno dei due libri che Stephen King scrisse al college, sul finire degli anni 60, antecedente a Carrie. Non se ne sa molto per due motivi: primo perché è stato pubblicato nel 1977 con lo pseudonimo di Richard Bachman, secondo perché dagli anni 90 è fuori catalogo e ci resterà per sempre, in quanto King ha vietato di ripubblicarlo (la ragione è legata ai contenuti del libro). Il destino di Ossessione è stato quello essere il primo dei Bachman books, cinque romanzi usciti tra gli anni 70 e gli anni 80, prima che lo pseudonimo fosse smascherato. In “Perchè ero Bachman”, un'introduzione alle edizioni più recenti di questi libri, King spiega le sue ragioni. È risaputo comunque che i libri di Bachman si distinguono da quelli di King per: a) l'assenza del soprannaturale (ma nel quinto questa regola è stata infranta), b) la spietatezza dello stile e del contenuto.
Il punto b in particolare è la ragione per la quale, in almeno tre dei cinque casi, si tratta di opere singolari nel canone kinghiano e, a loro modo, eccezionali. Romanzi brevi, dallo stile diretto e asciutto, senza divagazioni, dialoghi che danno voce a personaggi agli estremi, reietti più violenti e squilibrati di altri e più famosi reietti kinghiani. Bachman fa una cronaca, King la infiocchetta. (Questo in almeno quattro dei cinque libri: ce n'è uno dove King emerge fin troppo e si tradisce, ma non vi do anticipazioni.)
Prendiamo Ossessione, in originale Rage ossia Rabbia, che è l'unica premessa, contenuto o morale del romanzo. La rabbia di Charles, il protagonista, adolescente alle cui spalle c'è un'infanzia di soprusi e infelicità. Un bel giorno Charles arriva a scuola, uccide due insegnanti e prende in ostaggio la classe. (Ora capite perché King ha vietato ripubblicazioni.) Rage è una acuta e tagliente parabola. I pensieri e le parole con cui Charles spiega e giustifica il proprio vissuto e le proprie azioni hanno una lucidità tale da lasciare disarmati: non si può fare a meno di dargli ragione. Ma come conciliare il suo punto di vista, al contempo ripudiando la sua scelta di violenza? Si ha l'impressione che King faccia un'analisi estremamente negativa, distopica, del mondo scolastico di cui è parte nel momento in cui scrive l'opera, aspetto questo che la rende ancor più autentica e feroce.
La storia è ai minimi termini, sono i dialoghi e i fatti raccontati dai flashback l'unica cosa che conta: una scelta che uno Stephen King post-Carrie non avrebbe abbracciato. Il punto più importante tuttavia non è l'esplosione di rabbia (non è assolutamente follia, quella di Charles, ma appunto rabbia pura), bensì la quieta reazione accondiscendente degli “ostaggi”. I suoi compagni di classe gli danno ragione e supporto, assistono alla morte della professoressa senza batter ciglio, svuotati da ogni umanità e in attesa proprio di un'occasione come questa per esplodere a loro volta, per buttar fuori tutto. Così Charles non prende davvero in ostaggio nessuno, e riveste il ruolo di insegnante nel raccontare gli episodi salienti della sua vita che lo hanno portato al punto in cui si trova. La classe ascolta, interagisce, si esprime: mai una lezione è stata così vera.


Solo uno è fuori posto, Ted, campione sportivo, belloccio, esempio di alta borghesia (o magari repubblicaneria), che reagisce come probabilmente un normale essere umano reagirebbe: inorridisce, si spaventa, si ribella. Bachman ne fa anche un esempio di ipocrisia, così il suo verdetto è ancora più sadico: Ted è presto l'ostaggio dell'intera classe, canzonato e torturato.
Leggere Ossessione è come bere una sorsata di assenzio: rapido, potente, al contempo doloroso e idilliaco in un modo perverso. Altrimenti vedetelo come un proiettile. Comunque è una lettura che lascia un segno. Dimenticatevi di King, questo è uno sbalzo ormonale di un giovane scrittore ancora puro, intoccato, quindi spietato come non mai. Ci possiamo vedere il germe di molti suoi personaggi futuri, meglio delineati ma anche più arrotondati e meno spigolosi. Charles fa male, lo fa per davvero nel momento in cui ci si accorge che è un personaggio realistico e reale (c'è sicuramente qualcuno là fuori, ora, che ragiona alla stessa maniera). Opere come questa nella normalità dei casi sono destinate a restare nello scatolone degli inediti, ma grazie a Dio non è stato così per King, fino al momento in cui ha ben pensato di riporlo nel cassetto, per via delle sconvolgenti similarità con le stragi scolastiche realmente avvenute in USA. Dovete cercare tra l'usato l'edizione Bompiani degli anni 90, che è relativamente facile da trovare.

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