18 agosto 2016

KING: LA METÀ OSCURA, IL FASCINO DELL'AUTOBIOGRAFIA REINVENTATA



In La metà oscura, l'autore di romanzi violenti George Stark viene smascherato per lo pseudonimo che in realtà è, utilizzato dallo scrittore Thad Beaumont per arrivare a un maggior successo commerciale dopo un romanzo impegnato ma di scarso appeal. Piuttosto che cedere al ricatto dell'uomo che lo ha scoperto, Thad coglie l'occasione per scrollarsi di dosso la personalità oscura e violenta di Stark e la “seppellisce” pubblicamente. Poi però alcuni suoi conoscenti e collaboratori iniziano a morire, uccisi in modo brutale da un maniaco assassino. Lo sceriffo Pangborn di Castle Rock, dove Thad vive con la famiglia, sospetta di lui fino al momento in cui deve cedere all'evidenza: l'assassino non è Thad, ma uno che crede di essere George Stark. Thad, dal canto suo, intuisce presto che la verità è ancora più terribile: si tratta di Stark in carne e ossa, e pretende che Thad gli insegni a essere lo scrittore che doveva essere. C'è molto più di questo: Thad, da bambino, ha subito l'asportazione di quello che sembrava un tumore al cervello ma che, in realtà, era il tessuto (un occhio, per la precisione) di ciò che era stato il suo gemello, poi assorbito nel ventre materno da Thad, e che per qualche ragione aveva continuato a svilupparsi. Acuti episodi di allucinazioni sonore accompagnavano il suo manifestarsi: il frullio di migliaia di passeri in volo. Lo stesso suono e gli stessi passeri – reali – che accompagnano ora la venuta di Stark e che giocheranno il ruolo chiave nell'epilogo della storia.
Se contestualizziamo La metà oscura (pubblicato nel 1989) nella vita e carriera di Stephen King, scopriamo che poco tempo prima un fan accanito svelò l'identità dell'autore di romanzi violenti Richard Bachman (Ossessione, Uscita per l'inferno, La lunga marcia, L'uomo in fuga, L'occhio del male) per ciò che era: lo pseudonimo dell'arcinoto Stephen Edwin King. King lo seppellì pubblicamente nel 1985, periodo nel quale stava lavorando a Misery, libro che molto probabilmente sarebbe uscito sotto pseudonimo. Nessun dubbio quindi che La metà oscura attinga direttamente dalla biografia del suo autore, e lo fa in modo molto più serio e attento dello scherzetto che, leggendo la trama, potrebbe sembrare di primo acchito. Da Shining fino a Chi perde paga, King ci ha abituato alle riflessioni sull'atto creativo di scrivere, sul “mestiere” di scrittore, sulla contraddizione tra il valore dell'idea e il bestseller popolare, sul rapporto con i fan. La metà oscura è un testo centrale in questo discorso.
La perfezione del romanzo è data, da un lato, dall'utilizzo sapiente del genere thriller/horror, dall'altro da una storia e un protagonista profondamente radicati nell'intimità dell'autore. Il romanzo si pone come thriller (un assassino, una famiglia in pericolo, un poliziotto saggio) con elementi horror (il sovrannaturale legato all'evocazione di Stark e alla simbologia dei passeri come araldi dell'aldilà). Dietro a tutto ciò, King parla del bagaglio sgradevole di un'identità fittizia che gode di maggior successo rispetto alla propria identità reale: il vero Thad Beaumont è un timido fallito mentre George Stark è audace e di successo. A differenza del Jack Torrance di Shining, questa proprietà però non si trasferisce alla sfera personale: come padre e marito Beaumont è felice e la sua famiglia lo è altrettanto. Non ci sarebbero mostri in casa, quindi, se Stark non bussasse alla porta: ma Stark è stato generato, suo malgrado, da Thad (e lui stesso ammette che quando scriveva come Stark si sentiva diverso, assumeva la sua personalità, e la moglie conferma). Thad farà di tutto per sbarazzarsene, giocando d'astuzia più che di forza bruta, e anche questa è una differenza radicale rispetto alla completa impotenza di Torrance.

King nel 1988
Quello dello pseudonimo pesante non è certo il caso di King (Bachman vendeva dieci volte meno), ma King utilizza l'inversione di ruoli sia per poterne discutere, sia per avventurarsi ancora più in là: cos'è Stark, in fondo, se non l'idea stessa, quella di maggior successo, che brama di soggiogare il suo creatore? Un'idea che si fa carne ed esige libertà e dominio, esige di acquisire le stesse capacità che la hanno generata per mantenersi e magari riprodursi in una prole senza fine. King non è il primo a giocare con l'atto creativo che si manifesta e si fa carne: William Burroughs nella letteratura e David Cronenberg nel cinema sono i primi e più eclatanti esempi che mi vengono in mente, artisti che hanno fatto di questa poetica un tema ricorrente. King ci offre un ulteriore appiglio di speculazione, da bravo bestsellerista e star statunitense (non dimentichiamoci che negli anni 80, molto più di oggi, King era assediato da ammiratori di ogni genere ed equilibrio). Dobbiamo chiederci anche questo: Stark, in fondo, non potrebbe essere il fan psicopatico che pretende di ottenere la stessa celebrità e (anche in questo caso) le stesse capacità creative del proprio idolo? In questo senso, il fan psicopatico che uccise John Lennon non ha bisogno di essere spiegato né ricordato.
Come in Misery, alla fine Stark e Thad sono gomito a gomito a scrivere la nuova avventura di Alexis Machine (il protagonista dei romanzi seriali di Stark). Mentre Stark rinvigorisce, Thad perde forza, quasi invecchiando precocemente. Entrambi non possono coesistere, è ovvio: Thad sta trasferendo il suo essere scrittore, quindi la sua stessa vita, a Stark, ovvero lo pseudonimo/idea/fan che lo rimpiazzerà in modo definitivo. In questo senso c'è anche una similitudine con il vampiro, soprattutto con il vampiro psichico di Doctor Sleep (seguito di Shining). In effetti possiamo considerare La metà oscura come la prima vera e propria tesi, e la più esplicita in assoluto, su queste tematiche. Va infatti notato che Misery (1985), a detta dello stesso King, per com'è stato concepito si riferisce alla droga e non, in modo diretto, al fan psicopatico (la malefica Annie è la rappresentazione della droga che sottomette il cervello e da cui lo scrittore non riusciva a liberarsi). Shining (1977) tratta sì lo stesso argomento, ma da una posizione precedente nel tempo: quella dello scrittore che agogna ancora il primo successo, si sente un fallito, si rifugia nella bottiglia e distrugge se stesso e famiglia (pure in questo caso, comunque, c'è molta autobiografia). Vale la pena di ricordare anche La zona morta, dove King, attraverso la splendida figura di John Smith, comincia a fare i conti con l'impiccio di essere al centro dell'attenzione mediatica.
La metà oscura è quindi figlio autentico del momento vissuto da King nella seconda metà degli anni Ottanta, ne rappresenta probabilmente sentimenti e pensieri. George Stark è una figura nera che incombe su Thad Beaumont portatrice delle verità sgradevoli e a doppio taglio che riguardano se stesso, portatrice del suo io interiore, del suo passato e presente. Una figura che è sempre stata sotto – anzi, dentro – gli occhi di Thad Beaumont. E nella realtà lì sarebbe rimasta: nel romanzo, invece, assume forma e consistenza. King non spiega come sia possibile: Thad dice di averlo evocato, conseguenza ultima della serie di eventi iniziata con l'asportazione del tessuto gemello quand'era bambino. La materializzazione di Stark non è delineata con un trucco horror da quattro soldi, che King evita dimostrando una maturità che già lo allontana dalle etichette. Viene lasciata al vago sovrannaturale perché, semplicemente, non ha alcun bisogno di essere spiegata. Attraverso un solo, essenziale elemento di mitologia religiosa, King prende il pennello e cosparge di fissante il quadro per renderlo più agevole, chiaro, allettante. Il sovrannaturale, in La metà oscura, è un pretesto: porta Stark in scena e poi lo riporta via. L'elemento in questione sono i passeri, definiti psicopompi in quanto accompagnatori delle anime (Stark) e perciò, in un certo senso, protettori di Thad. Il sovrannaturale svolge la funzione di portare all'estremo una situazione che per il resto è del tutto reale, per indagare le reazioni di chi la vive, e svolge ovviamente funzione narrativa contribuendo non poco al fascino dell'opera nella sua totalità.
Con tutti i riferimenti tra romanzi, personaggi e contesti a cui King ci ha abituato, appare forse strano che La metà oscura ne stia abbastanza fuori. Dico abbastanza perché il romanzo è ambientato a Castle Rock, famosa cittadina kinghiana al centro (o a corredo) di molte altre storie tra cui Cose preziose, nei cui eventi sarà direttamente coinvolto lo sceriffo Pangborn. Anche Thad Beaumont verrà menzionato in Mucchio d'ossa e il lettore saprà che fine ha fatto. Ma La metà oscura non sembra avere collegamenti con il multiverso più articolato di King, quello della Torre Nera, L'ombra dello scorpione, IT, Insomnia e altri. La natura di questo romanzo, e di pochi altri tra cui Misery, è tale da isolarlo dal resto. Potrebbe tutt'al più costituire un tassello di una sorta di autobiografia reinventata ed estremamente affascinante.


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